Questo è il racconto di una lunga navigazione che è partita da Vieste, ha toccato quasi tutte le Isole ioniche
ed è terminata a Cefalonia.
Lungo il percorso abbiamo anche partecipato alla regata Brindisi-Orikum (Albania).
L'equipaggio, salvo due persone, era alla sua prima esperienza in barca a vela. Durante la navigazione è stato tenuto un
diario di bordo collettivo che è qui riportato.
La barca a vela è un Bavaria 46 Cruiser, con randa e fiocco avvolgibile ed elica di prua.
Siamo partiti a fine aprile per partecipare alla regata e avere così un primo contatto con le coste albanesi. Buona lettura.
Martedì 29 aprile – Vieste
Arriviamo a Vieste verso mezzogiorno e cominciamo a preparare la barca per la partenza: domani dobbiamo essere a Brindisi per partecipare alla regata Brindisi – Orikum
(Albania) che parte il 1° maggio.
Oltre allo skipper, l’equipaggio, al suo primo imbarco, è così composto: Meravigliao, Borbix, Halfpill (ovviamente si tratta di nomi
d’arte). Quest’ultimo è stato imbarcato come marinaio esperto perché va a pescare con il gommone mentre i primi due sono del tutto digiuni di arte marinaresca però
sanno almeno nuotare: a Brindisi arriverà anche Joseph che invece ha molta esperienza.
Imbarchiamo la cambusa, facciamo rifornimento di carburante e acqua, salutiamo
gli amici che ci hanno accompagnato in auto e partiamo per la nostra avventura.
Durante la navigazione lo skipper impartisce i primi rudimenti di marineria e in
particolare si dilunga sul funzionamento dei wc per evitare fastidiosi problemi: l’equipaggio dà segni di aver compreso bene.
La distanza da percorrere è di circa 120 miglia. Non c’è vento per cui l’intera navigazione si svolgerà a motore.
Per questa sera si mangeranno solo panini. La serata
è tranquilla e il radar funziona perfettamente: comunque attraverseremo zone molte frequentate dai pescatori e bisognerà stare attenti alle reti. E infatti in piena
notte finiamo in una zona di nasse ma la luce della luna e l’acuta vista di Halfpill ci permettono di uscirne senza guai.
In tarda mattinata siamo al Marina di
Brindisi dove si sta allestendo il Salone della nautica. Fra i vari stand c’è anche quello di un nostro amico allevatore che ci riempie generosamente
la barca di formaggi, salumi e vino.
Nel tardo pomeriggio arriva anche Joseph e quindi l’equipaggio è al completo e agguerrito.
La partenza è stata data alle 3 del mattino del 1° maggio dal porto esterno di Brindisi (7 imbarcazioni) e, contemporaneamente, da Otranto (3 imbarcazioni).
Lasciamo il molo un po’ in ritardo e quando arriviamo sulla linea di partenza gli altri sono già andati. Bella navigazione a 6-7 nodi di media per tutta la notte
con un vento di scirocco a 12-14 nodi. Spettacolare l’alba e, successivamente l’avvistamento della costa albanese fra l’ isola di Saseno e Punta Linguetta
(Karaburun).
Ingaggiamo un duello a distanza con una imbarcazione proveniente probabilmente da Otranto e riusciamo a tenere la distanza. L’equipaggio manovra confusamente
e cominciano a venir fuori le prime magagne: il fiocco è stato affidato a Borbix il quale alla prima manovra ci comunica che lui non può cazzare perché ha la
tendinite. Lo skipper deve calmare il resto dell’equipaggio per evitare che buttino a mare Borbix il quale viene retrocesso seduta stante
“Secondo mozzo di sottocoperta”.
Verso le 12 calo totale del vento, con la baia di Valona trasformata in uno specchio immobile, e per i concorrenti nessuna
speranza di poter terminare la regata a vela. Dopo due ore, infatti, di comune accordo, si è deciso di proseguire a motore sulla rotta verso il marina di Orikum,
dove giungiamo insieme ad altre 6 imbarcazioni. Tre i ritirati.
Il Marina di Orikum è una struttura moderna costruita e gestita da italiani ed è un tentativo di sviluppo turistico dell’Albania. Facciamo un giro nella cittadina
che non è particolarmente interessante.
Alla sera, cena caratteristica albanese offerta dal Circolo della Vela Brindisi durante la quale vengono premiati gli
equipaggi: a noi spetta il premio per l’equipaggio italiano proveniente da più lontano (Vieste). La cena è molto buona in un ambiente simpatico.
Le previsioni del tempo dicono che in 2 giorni ci sarà un notevole peggioramento. il golfo di Valona non ci sembra particolarmente interessante e la guardia
armata di fucile che presidia l'ingresso del marina allontana qualsiasi velleità di esplorazione in solitario, per cui decidiamo di partire anticipatamente
per la Grecia.
Il Circolo velico ha concordato con la polizia albanese di fare a Orikum le pratiche doganali. Quindi aspettiamo i poliziotti, facciamo le pratiche
di ingresso e uscita, salutiamo i regatanti e partiamo verso la Grecia costeggiando l’Albania.
La navigazione si svolge tranquillamente in parte a vela e in parte
a motore. La costa è tutta rocciosa con qualche rara spiaggia.
Lo skipper continua con il corso accelerato di marineria: oggi tocca ai nodi.
Il più appassionato si rivela Borbix che utilizza qualsiasi cosa per
allenarsi. Si noti nella foto il cappellino della Coldiretti: nel Marina di Brindisi, in cambio dei formaggi, Borbix si è impegnato a pubblicizzare l’Associazione.
Nel frattempo vengono fuori altre carenze dell’equipaggio. Halfpill, che è stato ingaggiato perché sembrava il marinaio più esperto, soffre di mal di mare,
mentre gli altri, di cui non si conosceva la resistenza, sono capaci di mangiare e dormire nelle situazioni più disagevoli: veri uomini duri.
Ci fermiamo per il pranzo a Porto Palermo ma nessuno osa ancora fare il bagno. Decidiamo di prendercela comoda e invece di puntare su Corfù ci dirigiamo verso
Erikoussa.
Ormeggiamo nell’ampia baia Sud ben ridossati dal maestrale. Scendiamo a terra in cerca di una trattoria ma la stagione turistica deve ancora iniziare
ed è tutto chiuso.
Cena a bordo e lavaggio piatti riservato al Secondo mozzo di sottocoperta.
Partenza in mattinata con comodo e finalmente siamo in prossimità di Corfù. L’equipaggio è eccitato e Borbix, che ha fatto il liceo classico, comincia a declamare
l’Odissea in greco. Tutti lo guardiamo stupiti e ammirati.
Prima fermata nella baia di Kalami per il primo bagno della stagione: chi si tuffa per primo? L’incertezza regna sovrana perché l’acqua sembra un po’ fredda
ma Meravigliao con il peso della sua personalità ci induce tutti al bagno.
Lo skipper si arrende subito dopo qualche bracciata, gli altri durano un po’ di più
ma alla fine si arrendono con la sola eccezione di Meravigliao. Il pugnace commento di Borbix è: vorrei bene vedere, protetto com’è dal grasso di balena.
Pranzo in baia e poi ci muoviamo in direzione del marina. Improvvisamente avvistiamo in acqua una tartaruga che nuota faticosamente perché ha una zampa spezzata.
Vorremmo aiutarla in qualche maniera ma ogni volta che ci avviciniamo ovviamente la tartaruga si allontana: alla fine la lasciamo al suo destino anche per non
stressarla ulteriormente.
Attraccati al marina di Corfù, siamo raggiunti dalla notizia che il resto dei partecipanti alla crociera sono stati trattenuti dalla
polizia albanese e che la notte in cui è partita la regata è stato rubato dalla lega navale di Brindisi un Bavaria 46 cruiser uguale al nostro.
I giornali mettevano in relazione le due notizie: in realtà la prima notizia si rivelerà falsa mentre la seconda purtroppo è vera.
Siamo anche preoccupati perché, visto che la barche sono uguali, non vorremo essere stati scambiati per i ladri.
Una telefonata in Italia a un nostro amico poliziotto ci tranquillizza: non siamo ricercati.
L’intera giornata è dedicata alla visita della cittadina. Magnifici edifici veneziani e tracce dell'occupazione francese e inglese, conferiscono alla città di Corfù
un’atmosfera elegante e molto affascinante.
Appena sotto la Fortezza Vecchia si distende la Spianata, punto centrale della città. Originariamente l'intera area era
una piazza d'armi per l'esercito veneziano e per un certo periodo la sua parte settentrionale fu usata come campo di cricket dagli inglesi. La parte meridionale della
Spianata è quella più suggestiva e dispone di un'imponente fontana, aiuole, vegetazione, sentieri e panchine, oltre ad un palco per i concerti estivi e in fondo un
particolare edificio rotondo.
Si tratta della Rotonda Maitland, costruita nel 1816 in memoria del primo Alto Commissario britannico di Corfù. Lungo il lato
occidentale della Spianáda si trova il Liston, un porticato con caffè, negozi e ristoranti. Costruito nel 1807 durante la dominazione francese, fu concepito come
una copia in miniatura della rue de Rivoli di Parigi e, come il suo omonimo, è frequentato giorno e notte dalle persone del luogo che qui si incontrano con gli amici,
leggono il giornale, chiacchierano al cellulare o semplicemente bevono il loro caffè.
La maggior parte dei negozi si trovano dietro la Spianata, intorno alla Piazza
San Rocco, ma la parte più interessante della città di Corfù è il dedalo di strade che compongono il centro storico, tra la Fortezza e il Porto Vecchio.
Il Campiello
è il più antico quartiere nella città vecchia. Il labirinto di vicoli si snoda in salita e discesa, tra le belle case dalle persiane colorate e con i panni stesi ad
asciugare. È il punto più caratteristico della città e perdersi tra le sue stradine fa parte del suo fascino.
Il Campiello fu inizialmente costruito nel 10° secolo,
quando la città fortificata si espandeva sempre più verso l'interno. Il suo stile attuale deve le sue origini al dominio dei veneziani che ampliarono le mura della
città per racchiudere questa zona residenziale tra la vecchia e la nuova fortezza.
La maggior parte delle strette strade pedonali sono pavimentate con lastre di
pietra e collegate da ripide scale e passaggi ad arco. Vecchie facciate dai colori giallo o rosa pastello sono esaltate da persiane verde scuro o grigio, balconi
in ferro e porte decorate. Non ci luoghi particolari da visitare. Il fascino della Città Vecchia lo si trova vagando per le sue strade, esplorando i passaggi più
nascosti e osservando i deliziosi momenti della vita locale.
Ci fermiamo nella chiesa di San Spiridione, sempre piena di abitanti e visitatori, perché contiene le reliquie del Santo Spiridione, patrono dell'isola di Corfù.
La chiesa è riccamente decorata con icone, affreschi, ornamenti d'argento e d'oro e ospita la magnifica bara del santo.
Il suo campanile a cupola rossa è la più alta torre sull'isola e un punto di riferimento nella città di Corfù. In direzione dell’aeroporto visitiamo poi Kanóni
la cui immagine da cartolina è da sempre il simbolo di Corfù.
Kanóni deve il suo nome alla batteria di cannoni che furono qui piazzate dai francesi nel 1798.
Oggi il rombo non viene più dai cannoni, ma dagli aerei che passano a bassa quota. Questa luogo, una volta molto tranquillo,
si trova ora direttamente sotto la traiettoria di volo per l'aeroporto di Corfù. Nelle trafficate giornate estive, si può sorseggiare un drink mentre si ammirano
gli aerei che vanno e vengono. L'isola è collegata alla terraferma da una stradina rialzata, con piccole barche da pesca che galleggiano sull'acqua limpida tutto
intorno.
Si parte per Paxos, una delle isolette più carine dell’intero arcipelago. La navigazione si svolge tranquillamente ed entriamo nel porticciolo di Gaios dal lato Nord.
Bisogna avanzare lentamente al centro del canale perché non c’è molto spazio di manovra. Dopo qualche centinaio di metri si accosta a sinistra e si entra nel porto
che è ben protetto.
In questa stagione c’è spazio in abbondanza e la manovra di ormeggio si svolge ordinatamente: l’equipaggio comincia a prendere confidenza con la
barca. Un tedesco in banchina si offre per prendere la nostra cima e per poco non viene abbattuto da Borbix che gli lancia la cima in pieno petto.
La parte centrale
della banchina non è più utilizzabile perché riservata ai locali che trasportano i turisti ad Antipaxos. Ci si può fermare solo a destra o a sinistra della piazza
guardando il villaggio. A sinistra ci sono una decina di posti prima che il fondale risalga permettendo solo l’ormeggio di prua mentre a destra si corre il rischio
che la propria catena venga poi coperta dalla catena di una specie di galeone per turisti che rientra verso le 17.00 – 18.00: in tal caso diventa difficile uscire
prima che questo salpi la mattina successiva sul tardi.
Il rifornimento di gasolio e di acqua può essere effettuato con piccole autobotti.
Il villaggio è molto carino e ci sono parecchie trattorie dove si mangia dignitosamente: come in tutta la Grecia, il pesce fresco è costoso a volte più che in Italia
mentre la carne e il pesce azzurro sono più abbordabili.
Prima di andare a cena ci sediamo a un tavolino di un bar in piazza e qui Joseph rischia di far scoppiare
una rissa perché ordina un caffè “turco”: il caffè greco e il caffè turco sono esattamente la stessa cosa però in Grecia si chiama “greco” e in Turchia si chiama
“turco”. Visti i pessimi rapporti tra i due popoli, guai a sbagliare: la cameriera infatti ci guarda malissimo.
Partenza per Lefkas ma con sosta ad Antipaxos a Voutoumi beach. Le acque di questa baia non hanno nulla da invidiare ai Caraibi o alla Sardegna: assolutamente
trasparenti e con riflessi turchesi.
In questa stagione poi, senza altre barche intorno, la sosta qui è un momento assolutamente meraviglioso. Nonostante l’acqua non sia propriamente calda tutto
l’equipaggio è in mare. Ci fermiamo fino alle 13,00 e dopo aver mangiato si parte verso Lefkas. Dopo un oretta si alza un bel greco e facciamo una magnifica bolina
fino al canale di ingresso di Lefkas.
La parte di canale che costeggia la spiaggia prima del ponte, sembra più stretta del solito. Caliamo l’ancora e aspettiamo
l’apertura del ponte. Vedere il ponte stradale che lentamente ruota aprendo il passaggio nel canale e la vista sulla laguna, è sempre emozionante.
Ormeggiamo
alla banchina comunale semideserta. In questa stessa banchina, circa due mesi dopo, lo skipper avrà un’esperienza “indimenticabile”.
In una serata nei primi giorni di luglio, improvvisamente il cielo si diventa nero e sulla terraferma si scatena l’inferno di lampi, tuoni e pioggia mentre le
barche ormeggiate alla banchina vengono investite da un vento fortissimo al traverso. Per fortuna quasi tutte le ancore tengono perché il fondale è fangoso e
ottimo tenitore. Per allontanare comunque le barche dalla banchina, i gestori delle società di charter mettono in moto i motori delle barche e con la marcia
ingranata tengono in tensione le cime. Tra il vento, i lampi, il rumore dei motori e l’acqua agitata dalle eliche il caos è totale e lo spettacolo impressionante.
Adesso invece la banchina e la cittadina sembrano abbandonate. Sulla banchina è presente un distributore di carburante che funziona l’estate mentre per l’acqua
bisogna rivolgersi a un sedicente concessionario del comune che ha le chiavi dei rubinetti: costo intorno ai 10 euro per pieno, dipende da come si è alzato la
mattina.
In alternativa alla banchina comunale, che è a pagamento da giugno ad agosto, si può stare al marina che è a pagamento sempre. All’ingresso del marina c’è un altro
distributore di carburante.
A Lefkas ci sono alcuni supermercati: quelli più lontani dalla banchina sono più riforniti. Conviene prendere l’acqua in quelli vicini e il resto in quelli lontani.
A proposito, il caffè in Grecia è molto costoso, conviene portarselo dall’Italia.
Partiamo da Lefkas in direzione di Kalamos. All’uscita del canale costeggiamo la terraferma lasciandola a sinistra per dirigerci verso Varko bay.
Qui facciamo la solita sosta mattutina dedicata ai bagni e al pranzo prima di riprendere la navigazione verso Kalamos.
Nel pomeriggio una leggera brezza di terra ci consente di alzare le vele: costeggiamo la terraferma in direzione di Mitikas per poi accostare a destra verso
l’isola di Kalamos. Davanti a Mitikas il vento prima cala e poi arrivano raffiche da direzioni diverse nello stretto: bisogna quindi essere all’erta per manovrare
prontamente.
Il porto di Kalamos è ben protetto ma in piena estate è difficile trovare posto perché meta delle flottiglie di una compagnia di charter che ha la base non molto
lontano da Mitikas. Entrando nel porto si può ormeggiare sia a destra che a sinistra con l’esclusione della banchina pescatori, subito a destra entrando.
Ormeggiando a sinistra, bisogna tenersi discosti dalla banchina per la presenza di rocce che spuntano dalla banchina stessa. Di solito il proprietario di un
ristorante affacciato sul porto viene ad aiutare i diportisti prendendogli le cime.
Una volta ormeggiati diamo un’occhiata ai dintorni e poi ceniamo al ristorante sulla punta sud del porto: piatti senza lode e senza infamia e prezzi ragionevoli.
Di buon mattino ci muoviamo in direzione di Itaca dove intendiamo arrivare prima di pranzo. La mattinata è soleggiata e non c’è vento. Navighiamo a motore e dopo
10 miglia caliamo l’ancora nella baia della casa sull’isolotto di Atokos.
Siamo in maggio e quindi ci sono solo un paio di barche: in agosto invece c’è un gran
casino. Facciamo qualche bagno e ripartiamo per Itaca.
Per tutta la navigazione, Borbix, che ha fatto il liceo classico, intrattiene l’equipaggio parlando
dell’Odissea e alla vista di Itaca si porta a prua per scrutare l’orizzonte in cerca di Ulisse. Entriamo per la prima volta nel porto di Vhati che somiglia
a un grande sacco con l’imboccatura stretta. L’impressione è di un porto che offre una ottima protezione del vento e dal mare. Ormeggiamo nei pressi della
capitaneria di porto.
Il clima è mite e non c’è un alito di vento. L’equipaggio affitta un’auto e anche lo skipper si lascia convincere a lasciare la barca
incustodita e partire alla scoperta dell’isola. Mentre esploriamo l’isola, verso le 15, comincia a levarsi un vento discreto ma non preoccupante. Si continua
il giro ed è solo quando dall’alto, sulla strada del ritorno, si comincia a vedere Vathi, che lo skipper si rende conto che qualcosa non va. Il porto è spazzato
da un vento fortissimo che non solleva onde ma impatta violentemente sulle barche. Ci precipitiamo verso la nostra e scopriamo che l’ancora ha spedato e la barca
è di traverso.
Un diportista olandese sta cercando di tenerla discosta dalla banchina dove la barca tocca con lo spigolo destro del bottazzo. Ci rendiamo conto che
l’unica soluzione e accostare lentamente la fiancata destra alla banchina. Predisponiamo le cime necessarie e i parabordi e dopo aver tagliato la cima di ormeggio
di sinistra riusciamo ad accostare. L’olandese è gentilissimo e fornisce una abbondante dose di whisky al nostro skipper per fargli passare lo scoramento: noi
contraccambiamo con un paio di bottiglie di vino.
Quella sera il vento nel porto ha raggiunto i 30 nodi. In luglio, in un’altra occasione, raggiungerà alle 8 di sera, i 40 nodi. La barca era alla ruota in 3 metri
di acqua e l’ancora ha tenuto benissimo: anzi il mattino successivo abbiamo dovuto spedarla, come da manuale, con il movimento della barca passandoci sopra un paio
di volte.
Il fenomeno del vento forte a Vhati è usuale e dovuto alla conformazione dell’isola che presenta una montagna molto alta proprio all’imboccatura della baia: comunque
il fondale è di fango ottimo tenitore e quindi una volta che l’ancora ha preso non c’è problema. Evitate di ormeggiare nella banchina opposta all’ingresso della baia
perché la risacca è fortissima.
A cena ci riprendiamo dallo stress del pomeriggio con un maialino molto gustoso cotto sul girarrosto.
La mattina non c’è un alito di vento e salpiamo con comodo dopo aver fatto cambusa. Vathi non ha supermercati grandi e i prezzi sono mediamente più alti di quelli
delle altre isole. Il rifornimento di acqua e gasolio è assicurato mediante autobotti: i numeri di telefono sono affissi in banchina. In alta stagione funziona
anche una pompa di gasolio sulla banchina est.
Uscendo dall’imboccatura del porto accostiamo a sinistra attratti dalle acque turchesi che abbiamo visto il giorno
prima passando in auto. Il posto merita un bagno. Le miglia da fare oggi sono molte poche quindi ci dedichiamo all’esplorazione di tutte le baie che si aprono
all’interno di questo golfo.
Sono tutte carine e in particolare è molto rilassante la baia di Skinos, uscendo l’ultima a destra, grazie al verde dei suoi alberi
che si riflettono sul mare. Seguiamo le indicazione del portolano e puntiamo verso l’isolotto di Pera Pigadi, a sud est, separato da Itaca da un braccio di mare
largo una decina di metri.
Ancoriamo subito dopo lo stretto passaggio: il mare è turchese e il paesaggio assolutamente incantevole. Pera Pigadi dispone anche di una banchina: se accostate
non allontanatevi dalla barca perché pare che l’isolotto sia infestato dai topi.
Salpiamo nel primo pomeriggio continuando a costeggiare l’isola e ci infiliamo
nella baia di Sant’Antonio. Un’altra baia splendida con acque trasparenti e pareti scoscese dove si arrampicano un gruppo di capre. La baia è assolutamente
ridossata dai venti prevalenti da Nord Ovest e quindi perfetta per il pomeriggio.
Itaca si sta rivelando piena di sorprese ed è probabilmente l’isola con le
baie più belle e fruibili con la barca.
Un’ora prima del tramonto partiamo per Sami che dista circa 5 miglia: si è levata la solita brezza pomeridiana e appena scapolata Itaca veleggiamo al traverso
verso la nostra destinazione.
È la prima volta che entriamo in questo porto e quindi attracchiamo vicino ad altre barche alla banchina ovest: in realtà impareremo in seguito che è la meno
indicata per la risacca anche se è del tutto sopportabile e con l’avanzare della sera si attenua fino a scomparire.
Sami non è molto attraente ma è un porto molto protetto, un supermercato ben fornito e un bel numero di ristoranti.
La mattina salpiamo verso Sud costeggiando Cefalonia e ci fermiamo in prossimità della punta Nord di Zante, nelle acque delle grotte azzurre. Il posto è
assolutamente delizioso con acque turchesi e alte pareti di roccia bianca dove si aprono una serie di grotte esplorabili anche a nuoto. In questa stagione
non ci sono battelli turistici e si può godere in pieno dell’ambiente.
Dopo pranzo puntiamo al porticciolo di Aghios Nikolaos. Il porticciolo sembra ben protetto: una mezzaluna in parte spiaggia e in parte banchina con un isolotto
difronte. Il braccio di mare tra la punta nord dell’isolotto e la terra è parzialmente riempito di massi: l’accesso al porticciolo è da sud.
Accostiamo alla
banchina e veniamo accolti da Dimitri che ci aiuta nella manovra. Insieme alla sua famiglia gestisce uno dei ristoranti sul porto e il distributore di carburante;
ci mette a disposizione la connessione internet ed è una miniera di informazioni. Ci avverte che se monta vento da est il porto può diventare scomodo per la
risacca anche se è ben protetto da tutte le direzioni: al momento però non ci sono segnali.
Esploriamo i dintorni e alla sera ceniamo con piacere al ristorante
di Dimitri.
Verso le 23, inaspettatamente, comincia a montare il vento da est: l’ormeggio pian piano comincia a diventare scomodo perché la risacca è veramente forte. Seguendo
il consiglio di Dimitri, molliamo gli ormeggi e andiamo a metterci proprio in testa alla banchina nella posizione più ridossata dall’isolotto difronte. Dopo un’ora
le altre due barche presenti, una ormeggiata e l’altra alla fonda, salpano e abbandonano il porticciolo. Restiamo svegli tutta la notte a controllare che i
parabordi sulla fiancata rimangano in posizione mentre i movimenti della barca tendono a spostarli.
Alla alba il vento si attenua e riusciamo a dormire un po’.
Ci muoviamo verso la punta Nord di Zante per scendere a Sud dall’altra parte dell’isola verso la famosa spiaggia del naufragio. Il vento è debole ma c’è ancora
onda residua e in particolare la risacca sulla spiaggia è molto forte. La spiaggia è in ombra ma molto bella: bianca tra pareti a picco e con quello che resta
del relitto di nave al centro. Facciamo qualche foto e riprendiamo la navigazione. La costa è molto frastagliata e generalmente alta sul mare.
Quasi a metà
dell’isola si apre una baia molto accogliente e soprattutto senza risacca. Decidiamo di fermarci qui per i bagni e il pranzo. Porto Vroma, questo il nome della baia,
è una stretta insenatura dove può entrare solo il libeccio; le acque sono limpide e trasparenti.
Riprendiamo la navigazione e per il golfo delle tartarughe dove si trovano le famose spiagge dove le tartarughe depongono le uova. Tutta la zona è parco marino
e la navigazione è severamente regolata dalle leggi. Nel lato est non si può né fermarsi né navigare, al centro si può navigare ma non fermarsi mentre a ovest
si può calare l’ancora. Ovviamente osserviamo scrupolosamente le disposizioni anche se la parte di golfo dove è consentita la sosta è quella meno bella. Esploriamo
la zona e poi ripartiamo stando il più vicino possibile alla riva in modo da osservare il paesaggio. Puntiamo a Zante capoluogo dove passeremo la notte.
Avvicinandosi al porto bisogna prestare attenzione all’intenso traffico marittimo. Vicino all’imboccatura del porto commerciale c’è anche l’ingresso di quello
che avrebbe dovuto essere un marina e si è trasformato in un porticciolo per la barche locali. L’ingresso è proibito alle barche da diporto e comunque il fondale
sembra pieno di massi. L’ormeggio per le barche a vela è a destra entrando, usando come al solito la propria ancora: le cime di ormeggio si fissano a una catena
che corre lungo la banchina. Sulla banchina stazionano sempre una cisterna per l’acqua e una per il gasolio. Sconsigliamo entrambe: la prima sfoggia una scritta
“mineral water” e di conseguenza poi vogliono farsela pagare come acqua minerale (abbiamo assistito ad un acceso diverbio con un diportista tedesco). la cisterna
del gasolio invece è anonima e arrugginita: c’è il rischio che ci sia acqua minerale anche lì dentro.
In banchina c’è un incaricato della capitaneria per le tasse di ormeggio: pagate solo gli importi per cui c’è una ricevuta. Nel 2009 siamo arrivati a Zante senza
aver fatto il transit log, che costa meno di 30 euro. Questo incaricato si è offerto di farlo in capitaneria ed è tornato chiedendoci 90 euro e falsificando
la ricevuta. Quando si è accorto che sapevamo il prezzo reale, ha balbettato qualcosa sul fatto che la cifra era scritta male e ha dovuto accontentarsi della
somma corretta.
Zante è stata completamente rasa al suolo da un terremoto nel 1953 e quindi non offre nulla di caratteristico: ci è piaciuta la piazza San Marco e il piccolo
quartiere sulla collina da cui si domina la città.
Partiamo in tarda mattinata per Argostoli, capoluogo dell’isola di Cefalonia. Dapprima senza vento, poi nel primo pomeriggio con una brezza sostenuta da est che
ci accompagna fino alla punta sud di Cefalonia.
Entriamo nel Golfo di Argostoli e dopo due miglia avvistiamo il faro di San Tommaso che assomiglia più a un
tempio che a un faro. Accostiamo a destra tenendoci al largo delle secche in prossimità della punta ed entriamo nel ramo est del golfo in fondo al quale c’è
il porto di Argostoli.
Accostando alla banchina bisogna stare attenti ad alcuni scogli che si alzano dal fondo e ai ferri sporgenti dalla banchina stessa. Ci viene incontro una persona
che gestisce un bar di fronte ma anche la distribuzione della acqua sulla banchina e le prenotazione del posto barca in banchina in alta stagione. Ci dà una
buona indicazione per la cena e mangiamo dell’ottima carne.
Dedichiamo la giornata alla visita in auto dell’isola.
Il profilo dell’isola è caratterizzato da montagne anche alte (monte Enos oltre 1600 metri di altezza) e da coste rocciose e a picco. La penisola di Paliki, nella
parte occidentale dell’isola, è la parte più interessante dell’isola per la varietà del paesaggio e per le spiagge poco frequentate.
Puntiamo verso Assos, su un istmo posto ai piedi di una sommità sulla quale si erge una fortezza veneziana. La fortezza di Assos (visitabile) è imponente ed è
circondata da mura che si estendono per oltre 2 km dotate di cinque bastioni. La costruzione della fortezza risale alla fine del 1500 ed era finalizzata a creare
un nuovo centro abitato nella parte settentrionale di Cefalonia. Fino al 1950 circa la fortezza fu usata come prigione.
Lungo la strada ci fermiamo ad ammirare
la spiaggia di Mirthos, la più bella dell’isola. da Argostoli andando a sud troviamo Pessada, da cui partono i traghetti per Zante, e ancora più a sud alla bella
spiaggia di Koroni. A sud troviamo diverse di spiagge di sabbia rossa circondate da scogli di origine calcarea e dunque bianchi.
Ormai è ora di andare a Sami dove l’equipaggio si imbarcherà per l’Italia chiudendo così una stupenda vacanza primaverile.