Questo è il racconto fatto a più mani di una lunga navigazione che è partita da Lefkas, ha raggiunto Santorini costeggiando il Peloponneso e si è conclusa a Lefkas attraverso lo stretto di Corinto. Diversi equipaggi si sono avvicendati lungo il percorso e ciascuno ha tenuto il diario di bordo che è qui riportato. La barca a vela è un Bavaria 46 Cruiser, con randa e fiocco avvolgibile ed elica di prua. Siamo partiti a fine agosto per evitare il meltemi e l'affollamento delle rade e dei porti. E' stato molto piacevole!!!. Buona lettura.
L’estate è ormai terminata e Lefkas sta riprendendo l’aria sonnacchiosa di sempre dopo i due mesi di “movida” estiva. Non c’è un alito di vento e la laguna diffonde il suo solito odore di acqua ferma. La barca è pronta, la cambusa è rifornita, si può quindi partire alla volta di Skorpios, l’isola privata della famiglia Onassis. Percorriamo lentamente il canale che dalla banchina di Lefkas porta al mare aperto. Ci sono un paio di barchette di pescatori al lavoro e noi rallentiamo ulteriormente per non dare fastidio con l’onda di prua, e qualche raro yacht che viene in senso inverso. Si fanno vedere anche degli uccelli di palude compreso qualche fenicottero. Usciti dal canale puntiamo direttamente verso Skorpios perché non c’è nessuna possibilità di fare bordi.
Caliamo l’ancora davanti a una caletta non molto lontana dall’approdo privato e ci godiamo l’estrema trasparenza delle acque e i rumori dei vari animali che popolano l’isola.
La famiglia Onassis deve avere probabilmente un piccolo zoo a giudicare dalla varietà dei versi che si possono ascoltare. Non ci sono altre barche e quindi trascorriamo qui pigramente la giornata anche perché la nostra destinazione per la notte è solo a un paio di miglia di distanza. Prima del tramonto leviamo l’ancora e ci dirigiamo verso la baia
di Vlicho, un vero e proprio “Hurricane hole”. La baia è totalmente protetta a 360 gradi ed è praticamente impossibile che all’interno si sollevi onda anche in presenza di venti catabatici che scendono dalle montagne. Certo c’è poco movimento di acqua e quindi, visto anche la grande quantità di barche all’ancora, meglio non fare il bagno. Inoltre non bisogna avvicinarsi troppo alla riva perché il fondale sale rapidamente.
A riva ci sono varie trattorie e scegliamo “Elena” dopo aver dato un’occhiata alla freschezza del pesce. La scelta è buona e il gestore si rivela molto simpatico con un passato da studente in Italia. Mangiamo delle sarde arrosto e qualche tipico piatto greco. L’ambiente è molto piacevole con una fila di tavolini proprio in riva al mare. Nell’avvicinarsi con il tender bisogna stare attenti a non toccare il fondo con l’elica. Fortunatamente non ci sono tante zanzare e una spruzzata di “off” è sufficiente a tenerle lontane. Un bicchierino di “metaxa”, il cognac greco”, in barca e poi tutti a dormire.
Partenza con comodo verso Meganisi e, all’uscita della baia di Nidri, una piacevole brezza ci permette di alzare le vele e spegnere il motore. Navighiamo molto lentamente e ci godiamo il panorama con Lefkada a destra e Skorpios a sinistra. Ci fermiamo per il bagno in una piccola baia della costa Sud di Skorpios, di fronte a una piccola casa bianca che si dice venisse usata da Jackie Kennedy per cambiarsi il costume da bagno.
Decidiamo di pranzare qui e proseguire verso Meganisi nel pomeriggio sperando in un po’ di vento. Puntualmente verso le 15,00 abbiamo una decina di nodi da maestrale e possiamo fare qualche bordo fino alla nostra destinazione. Meganisi è un’isola con una molteplicità di fiordi e di baie tutti molto interessanti.
Ne esploriamo qualcuna prima di puntare verso Porto Atheni dove contiamo di ormeggiare alla banchina.
Di solito si trova posto a meno che non sia il giorno in cui passano le flottiglie a noleggio di Mooring: in tal caso è meglio stare lontani. Ormeggiando bisogna essere sicuri che l’ancora abbia preso bene perché al tramonto si alza sempre un vento notevole da nord-est che termina a sera inoltrata: l'impatto laterale sulla barche è notevole. Sulla banchina si trova acqua ed elettricità gestita da una trattoria poco distante dove abbiamo cenato dignitosamente. Simpatico anche il bar di fronte alla banchina che è dotato di wi-fi per i clienti.
Venendo da skorpios attenzione all'ingresso nella baia di Porto Atheni: uno dei due isolotti che si trovano davanti alla punto non era indicato sul cartografico navionics e sopratutto non era indicato il bassofondo che unisce l'isolotto all'isola principale. Noi ce ne siamo accorti perchè la giornata era molto bella e la striscia di acqua più chiara si vedeva nettamente. Solo dopo la nostra segnalazione nel 2008 la carta è stata aggiornata.
Di buona facciamo una passeggiata per visitare il villaggio di Katomeri: qui il tempo si è fermato. Nel villaggio sono rimasti solo gli anziani, le donne più vecchie vestono ancora gli abiti tradizionali e il luogo sembra completamento tagliato fuori dal mondo. Esploriamo il villaggio; non ci vuole molto: qualche negozietto che somiglia ai vecchi negozi del sud Italia e qualche trattoria. Ritorniamo un po’ affaticati ma soddisfatti della passeggiata, facciamo il pieno di acqua e salpiamo. Ci spostiamo alle spalle di Porto Atheni, costeggiando l’isola a destra, per fermarci in una baietta dove fare il bagno e aspettare il vento per andare ad Atokos. Le condizioni meteo sono annunciate buone e quindi con un po’ di fortuna potremo dormire alla ruota ad Atokos. Subito dopo il pranzo, alziamo le vele e navighiamo verso Atokos con 8-10 nodi di vento da Maestrale. Ingaggiamo un duello a distanza con un'altra barca e in meno di due ore siamo in vista della Baia della casa, una splendida insenatura di Atokos.
Siamo fortunati: mentre stiamo arrivando alcune barche levano l’ancora e ci lasciano un bel punto vicino alla spiaggia dove ancorare protetti dal maestrale. Caliamo l’ancora con molta attenzione ripetendo la manovra due volte per essere sicuri che abbia agguantato. Nella baia c’è più vento che fuori perché accelera scendendo dalla montagna ma è un’ottima prova per la tenuta dell’ancora. Prima di sera tutte le altre barche, ad eccezione di una, lasciano la baia e quando, verso le 22, il vento cala del tutto, la baia della casa è tutta per noi. La cena è pronta: abbiamo aspettato che il vento calasse per cenare in pozzetto. Ci aspetta una notte tranquilla e una mattina eccezionale.
Infatti la mattina successiva ci svegliamo con l’acqua che sembra uno specchio e che invita a fare dei bagni lunghissimi. L’intero equipaggio sguazza in acqua e si dedica all’esplorazione della baia dove esiste una sola casa (attualmente in rovina) e una chiesetta. Verso mezzogiorno cominciano ad arrivare altre imbarcazioni e noi subito dopo aver pranzato leviamo l’ancora e ci dirigiamo verso Itaca. Puntualmente verso le 15 si alza il vento e noi possiamo raggiungere la baia di Filiatro a vele spiegate. Questa baia è molto bella, con la spiaggia di ciottoli e acqua limpidissima come potete vedere dalla foto. L’equipaggio è sempre più entusiasta e indeciso su qual è la baia più bella: la discussione va avanti a lungo e si conclude che bisognerà ritornare il prossimo anno per decidere con maggiore cognizione. Leviamo l’ancora per raggiungere il porto di Vathi prima del tramonto. Appena entriamo nel golfo il vento accelera raggiungendo anche i 20 nodi: il fenomeno è assolutamente normale per l’effetto di caduta del vento dalle montagne circostanti. In un'altra occasione lo skipper è stato all’ancora nel porto con 40 nodi di vento ma ovviamente senza alcuna onda per la conformazione del porto stesso.
Oggi c’è posto in banchina e quindi caliamo l’ancora e iniziamo la retro molto disturbati dal vento laterale. Per fortuna il fondo è un ottimo tenitore e la manovra va a buon fine al primo tentativo. Il villaggio non è particolarmente bello ma offre comunque possibilità di rifornimento, internet point e trattorie. Scegliamo una trattoria molto caratteristica gestita da una coppia di anziani con la cucina a vista. L’equipaggio è stanco per la giornata trascorsa praticamente sempre in acqua e si va a letto presto.
La mattina facciamo cambusa e rifornimento di acqua e salpiamo alla volta di Fiskardo. Prima però puntiamo alla spiaggia di Gidaki per approfittare della totale assenza di vento e risacca e fare quindi il bagno nelle acque antistanti questa lunga e bianca spiaggia. Indugiamo pigramente fino a quando arrivano i prima barconi carichi di turisti e quindi riprendiamo la navigazione. Dopo circa un’ora caliamo l’ancora in una baia del golfo di Frikes, a nord est di Itaca. Qui ci sono solo un altro paio di barche e i barconi turistici non arrivano. Passiamo qui le prime ore del pomeriggio e poi puntiamo su Fiskardo.
Possiamo prendercela comoda perché siamo fuori stagione e non dovrebbero esserci problemi di ormeggio nel porto. Fiskardo è considerata la “Portofino” delle Ionie e in agosto bisogna entrare prima di mezzogiorno per essere sicuri di trovare posto. Non abbiamo difficoltà a ormeggiare ma data la conformazione del porto è quasi inevitabile mettere la catena su quella di altre barche. Qui è normale mettersi d’accordo con gli altri equipaggi per salpare in sequenza inversa all’arrivo e evitare quindi fastidiose manovre. Siamo proprio di fronte a un ristorante e scendiamo a terra tra i suoi tavoli. Il villaggio è piccolissimo e le case sono ben tenute. Ci sono molti bar e ristoranti e anche un bar-discoteca che in agosto da fastidio fino a tardi: per fortuna in settembre non ci sono quasi più turisti e quindi la musica cessa ad un’ora ragionevole. Per visitare il villaggio è sufficiente mezzora e all’imbrunire siamo seduti ai tavoli del ristorante di fronte alla nostra barca. Finita la cena ci trasferiamo in barca e guardiamo il passeggio sorseggiando un bicchiere di Metaxa.
La mattina trascorre pigramente: facciamo una lunga passeggiata verso Foki beach dove facciamo il bagno. Nel pomeriggio con comodo salpiamo verso Sami da dove questa sera il nostro equipaggio prenderà il traghetto per l’Italia. La settimana è trascorsa molto velocemente e molti sono pentiti per non avere pianificato un periodo più lungo. Costeggiamo l’isola di Cefalonia e dopo 10 miglia ormeggiamo nel porto di Sami. Tutti a fare i bagagli e lunghi arrivederci all’anno prossimo.
Domenica 7 settembre - Sami (Cefalonia)La nostra crociera alla scoperta del Peloponneso e dell’Egeo parte domenica 7 settembre da Sami, cittadina dell’isola di Cefalonia dove attraccano tutti i traghetti in arrivo dall’Italia. L’equipaggio arriva la mattina con il traghetto dall’Italia ed è ben affiatato con punte di eccellenza negli aperitivi serali: Felice, farmacista e maestro di cerimonia, sua moglie Eufemia, Federica, avvocato e simpatica rompiscatole, suo marito Roberto, avvocato e saggio del gruppo, e infine Papa Mike, uomo di spettacolo e di mare. Lo skipper li stava aspettando con ansia per iniziare finalmente la tanto desiderata circumnavigazione del Peloponneso. Sami non è bella ed ha un aspetto vagamente “western” con una strada principale su cui si affacciano tutte le case del paese ma ha un porto accogliente e ben riparato da tutti i quadranti con un fondale di fango buon tenitore. Il porto non è quasi mai totalmente pieno salvo le solite settimane centrali di agosto.
Il vento proviene generalmente da Est e come nel resto delle isole ioniche si alza nel pomeriggio e spira a volte con forza fino a sera inoltrata quando cessa quasi del tutto. Il posto migliore per ormeggiare è sul lato prospiciente la capitaneria di porto perché in questo modo il vento prevalente proviene dalla banchina e la tenuta è assicurata dalle cime di ormeggio. Ormeggiando invece sul lato opposto è necessario verificare la tenuta dell’ancora e sopportare un po’ di risacca fastidiosa ma non pericolosa. È possibile ormeggiare anche sulla banchina Sud trovando spazio tra le boe dei pescatori mentre dalla banchina Nord, dove si ormeggia all’inglese, si verrà quasi sempre scacciati da qualcuno che, probabilmente a pagamento, “tiene il posto” per qualche yacht più grande che deve arrivare. Ovviamente fermandosi sul lato Sud si prenderà il vento sulla murata della barca e quindi bisognerà essere certi della tenuta dell’ancora. Tutta la passeggiata affacciata sulla banchina Sud è occupata da ristoranti attaccati l’uno all’altro di cui uno in particolare vi stordirà tutta la sera con le canzoni popolari greche: veramente insopportabile! Abbiamo provato qualcuno di questi ristoranti ma non ci sono piaciuti mentre abbiamo mangiato una buona pita gyros in un piccolo locale sulla “main street”. Per chi ama camminare è possibile fare una bella e lunga passeggiata partendo dal porto e dirigendosi verso ovest fino a raggiungere la località di Karavolimos famosa per la presenza di una enorme caverna sotterranea occupata da un lago di acqua dolce chiamato Melisani. Le acque provengono per via sotterranea da Argostoli, capoluogo di Cefalonia, che si trova a molti chilometri da Sami sull’altro versante dell’isola. La caverna è meta di turisti che la visitano con apposite barche a fondo piatto: abbiamo fatto un giro ma non siamo rimasti impressionati. Sulla strada principale ci sono anche 2 supermercati: vi consigliamo quello più grande che è meglio fornito e anche più economico. Di fronte al supermercato si trova anche la lavanderia mentre internet lo potete trovare non molto lontano dalla capitaneria di porto. Contrariamente a quello che succede nelle altre isole ioniche, qui non abbiamo mai visto né le piccole autobotti per il rifornimento di gasolio né i cartelli con i numeri di telefono dei trasportatori. Vicino all’ingresso pedonale della cancellata che delimita l’area di imbarco dei traghetti, c’è un rubinetto per l’acqua potabile: non si sa bene se bisogna chiedere un permesso o meno.
Lunedì 8 settembre – da Sami a ZanteIl lunedì mattina si parte alla volta di Zante. Abbiamo deciso di fermarci subito sotto capo Skinari, il punto più a nord dell’isola, per fare il bagno in prossimità delle grotte blu.
Dopo una quindicina di miglia di navigazione a motore scapoliamo la punta sud di Cefalonia e possiamo finalmente alzare le vele spinti da un moderato vento di maestrale che in poco più di un’ora ci porta alla nostra destinazione. Caliamo l’ancora e subito tutti giù in acqua in uno splendido mare celeste, circondati da rocce bianche forate da numerose grotte esplorabili sia a nuoto che con il tender. Ogni tanto un battello che trasporta turisti solleva un po’ di onda ma complessivamente la cosa è accettabile mentre ad agosto probabilmente la zona è più trafficata del centro di Milano. Vicino alle grotte si trova il porticciolo di Aghios Nikolaos dove è possibile fare rifornimento di gasolio. La sosta notturna è sconsigliata con venti da est e da sud perché nel porto si alza una risacca tremenda come abbiamo personalmente sperimentato in un’altra occasione. Dopo il bagno una veloce pastasciutta in modo da partire verso le 14.30 – 15.00 quando inizia ad alzarsi, come al solito, il vento da est: destinazione il capoluogo dell’isola che porta lo stesso nome. Riusciamo a fare un po’ di bolina ma poi il vento cala e dobbiamo continuare a motore fino a Zante. Attracchiamo nel porto commerciale alla banchina riservata agli yachts. Ci accoglie un incaricato dell’autorità portuale a cui paghiamo i diritti di attracco in cambio di nessun servizio. Sulla banchina c’è un’autobotte per l’acqua che non ci serve e una piuttosto malridotta per il gasolio: decidiamo di non fare rifornimento perché non ci ispira fiducia. Sulla fiancata dell’autobotte dell’acqua c’è scritto “mineral water” e un altro diportista ci racconterà dopo del prezzo esorbitante richiesto per il rifornimento grazie a questa scritta ingannatrice. Inoltre, nel caso non abbiate il documento di ingresso in Grecia, l’incaricato dell’autorità portuale ve lo farà chiedendovi 3 volte il prezzo corretto: non usate Zante come porto di ingresso in Grecia. La cittadina non è molto attraente ma è possibile rifornirsi di tutto. Visiteremo l’isola con più attenzione una prossima volta, adesso vogliamo il Peloponneso e l’Egeo. La mattina dopo di buon’ora si parte per il Peloponneso.
Puntiamo verso Nisis (isola) Proti dove contiamo di fermarci per fare il bagno e pranzare. Dopo circa 53 miglia di navigazione tranquilla con vela e motore durante la quale Papa Mike riesce anche a pescare una lampuga di un paio di chili, avvistiamo l’isola completamente disabitata a parte un monastero sulla costa sud est.
Ci ancoriamo in prossimità di una minuscola spiaggia con relitto circondata da una scogliera molto bella. Non abbiamo molto tempo perché siamo scoperti rispetto al vento da Est che puntualmente si alzerà verso le 15,00. Infatti a quell’ora dobbiamo salpare verso il golfo di Navarino. Navighiamo di bolina stretta con il vento che si intensifica man mano che ci avviciniamo alla costa. L’ingresso nel golfo di Navarino è impressionante per le pareti di roccia scavate dal mare che lasciano intravvedere dietro archi e pinnacoli l’interno del golfo. Ci ancoriamo in quello che avrebbe dovuto essere il porto turistico di Pylos che in realtà non è mai stato terminato ed è diventato il porto dei pescatori locali. Ci mettiamo all’inglese tra uno yacht tedesco ed uno inglese in prossimità di un minaccioso cartello che ci intima di recarci immediatamente in capitaneria. Il velista tedesco ci informa che non è necessario e che anzi quelli della capitaneria sarebbero infastiditi se lo facessimo. Pylos è una simpatica cittadina poco battuta dal turismo internazionale dove c’è una piacevole atmosfera di pigrizia con i ritmi lenti della Grecia di una volta. Cena in riva al mare a base di carne e lunga e piacevole passeggiata per tornare in barca. Il pesce di mare “bianco” in Grecia è abbastanza raro e carissimo mentre è facile imbattersi in orate e branzini di allevamento: attenzione, qualche anno fa ci fu uno scandalo per pesce greco allevato con diossina. Meglio imitare i locali e mangiare piccoli pesci fritti e sarde arrostite oppure carne e verdure. Il mattino seguente chiamiamo la cisterna per il rifornimento di gasolio e poi facciamo una sosta presso il vecchio porto per il rifornimento di acqua chiamando l’addetto al numero di cellulare che ci ha dato l’amico tedesco, e poi via verso sud per circumnavigare il primo “dito” del Peloponneso.
Mercoledì 10 settembre – da Pylos a KoroniLe miglia da fare oggi non sono tante per raggiungere Koroni dove intendiamo pernottare.
Il maestrale ci sospinge con buona andatura e ben presto siamo in vista di Methoni che in passato è stato un importante porto veneziano. Superata la cittadina navighiamo ancora a vela fino a capo Kolivri dove ci fermiamo per il bagno e il pranzo. Riprendiamo la navigazione alternando tratti solo con vela e tratti con vela e motore fino a capo Akritas dove arriviamo praticamente senza vento. Appena superato il capo, le violente raffiche che scendono dalla montagna ci fanno superare i nove nodi di velocità al traverso e ci “consigliano” di ridurre la velatura per evitare agli ospiti un andatura “stressante”. In prossimità di Koroni il vento cala nell’area protetta dalla punta e riprende a spirare con forza nella baia prospiciente la cittadina. Impossibile avvicinarsi alla banchina tra l’altro poco adatta all’attracco; meglio restare alla ruota nella baia. Il vento continua a spirare con forza e pertanto e meglio non lasciare la barca incustodita. Una parte dell’equipaggio va a terra per la cena e i rifornimenti mentre lo skipper rimane a bordo.
Giovedì 11 settembre – da Koroni a Porto KayoPartenza di buon mattino verso le grotte di Diros, sul secondo “dito” del Peloponneso. Per una buona mezzora ci spinge il maestrale ma poi bisogna proseguire a motore.
Ormeggiamo nella baia davanti alle grotte e andiamo con il tender a terra. Il biglietto è un po’ caro ma a posteriori bisogna dire che ne vale la pena. Le grotte si visitano con delle barche a fondo piatto che navigano per oltre un’ora lungo gallerie e caverne di vari colori e piene di stalattiti e stalagmiti. La navigazione è davvero spettacolare e in più punti è necessario abbassare la testa per evitare di sbattere contro la volta delle grotte. L’acqua è limpidissima con bellissimi riflessi verdi.
Ritorniamo in barca per il bagno e il pranzo: il mare è trasparente, l’acqua è calda e il sole splende.
Lo skipper si guadagna la riconoscenza di Federica andando a ripescare un paio di occhiali sul fondo: per un paio di ore sarà risparmiato dalle frecciate che la suddetta riserva a tutto l’equipaggio.
Dopo il caffè partenza verso Porto Kayo distante circa 27 miglia che percorriamo in parte a vela e in parte con vela e motore: in prossimità della destinazione il vento scende dalla montagna a raffiche e con molta forza. Nella baia ci accolgono come al solito forti raffiche che si attenuano in prossimità della riva dove si trovano qualche casa e un paio di taverne.
La baia è protetta a 360 gradi dalle onde ma come molte altre baie greche è battuta dai venti che scendono dalle montagne circostanti.
Le montagne circondano completamente la baia e sono punteggiate da fabbricati, di recente costruzione, nello stile tradizionale “Mani”.
Ci sono già alcune barche ormeggiate e dopo un paio di giri per esaminare le possibilità di ormeggio, troviamo posto a est del minuscolo agglomerato, di fronte alla strada che scende dalla montagna. Al secondo tentativo ci sembra che l’ancora abbia preso e quindi spegniamo il motore e ci prepariamo per la sera.
Il fondale è di sabbia e roccia, a volte coperta da un sottile strato di sabbia, e bisogna accertarsi della tenuta dell’ancora perché il vento soffierà gagliardo fino a quasi mezzanotte: meglio farsi un bagno e controllare visivamente l’ancora.
Una parte dell’equipaggio scende a terra per vedere se si può cenare ma non è soddisfatto del pesce che gli viene fatto vedere e quindi si cena a bordo.
Intorno a mezzanotte il vento cala e la mattina ci si sveglia nella calma più assoluta.
Partenza un po’ ritardata a causa della battuta di pesca di Papa Mike, che “gasato” dalla lampuga presa nei pressi di Zante ci promette pesce quasi tutti i giorni. All’alba, lui a Roberto, a bordo del tender e armati di ami, canne e mulinelli, hanno pattugliato l’intera baia a caccia di pesce con nessun risultato.
Si parte a motore con destinazione l’isolotto di Elafonissos che dista circa 20 miglia. La navigazione procede tranquilla con vento scarso e quindi anche con l’ausilio del motore. Dopo circa 3 ore avvistiamo la baia di Sarakiniko mentre il vento rinforza leggermente da ovest.
Ci ancoriamo nella baia di Simos che una lingua di sabbia separa da Sarakiniko. Di fronte a noi c’è un megayacht con bandiera olandese guardato discretamente a distanza da un paio di motovedette della Guardia costiera greca: probabilmente a bordo c’è qualche pezzo grosso. La spiaggia è molto bella e l’acqua è trasparente: tutto l’equipaggio in acqua. Avevamo programmato di passare la notte in questa baia ma dopo il pranzo, il cielo comincia a coprirsi e il vento ad aumentare: la voglia di fare una bella veleggiata ci spinge a cambiare programma. Si alzano tutte le vela e si parte di bolina larga verso l’isola di Kythira.
Puntiamo su Diakofti dove approdano i traghetti per l’isola e ormeggiamo lateralmente alla banchina traghetti: l’ormeggio non è molto bello ma in compenso disponiamo dell’acqua. La baia invece è molto bella e tutto l’equipaggio scende a terra per visitare il porticciolo. Alcuni bar e trattorie direttamente sulla spiaggia sono molto interessanti mentre il villaggio non è granchè. Intanto un altro paio di barche hanno gettato l’ancora al centro della baia: noi non l’abbiamo fatto perché il portolano lo sconsigliava per i forti venti che scendendo dalla montagna disturbano le barche mettendo a dura prova la tenuta dell’ancora. È infatti verso sera il vento intensifica e forti raffiche cominciano a muovere le acque della baia: una delle barche all’ancora salpa e viene e mettersi vicino a noi. Poco più tardi una barca entra in baia con un equipaggio dall’aspetto molto provato e vestito con le cerate. Intanto anche noi abbiamo qualche difficoltà perché la risacca molto forte ci spinge contro la banchina e dobbiamo aumentare la quantità di parabordi. Verso mezzanotte il vento cala mentre la risacca è ancora molto fastidiosa: una delle barche alla ruota ha da tempo salpato l’ancora e allora, visto che si dorme male e che la parte romantica dell’equipaggio vuole navigare con la luna, si decide di partire per la nostra prossima tappa.
La visibilità è ottima e si procede prima a vela e poi a motore perché il vento cala del tutto mentre un’onda lunga muove leggermente il mare.
Dopo circa 10 ore di navigazione, dove riusciamo ad andare a vela solo nella parte finale, l’imponente roccia di capo Vani, ingresso della baia, che non è altro che ciò che resta del cratere vulcanico crollato da un lato, si staglia all’orizzonte. Navigare verso Adhamas, principale porto dell’isola e nostra destinazione, è stupefacente: tutto intorno le alte pareti del cratere, di colore diverso a seconda del minerale di cui è composta la roccia, fanno da cornice alla striscia di mare di colore blu profondo. Sulla sinistra entrando si mostrano a strati, come dei terrazzamenti, le bianche case della Chora con i campanili delle chiese mentre in basso si possono ammirare le case dei pescatori dipinte a colori vivaci. Arrivando ad Adhamas si vede per prima la banchina dove attraccano i traghetti ed immediatamente a est di questa, una banchina allineata con la strada e subito dopo un’altra banchina con i corpi morti. Noi ci siamo diretti verso i corpi morti; tutto bene fino a quando non è iniziata la risacca nel tardo pomeriggio: è stata una serata infernale con la barca che saliva e scendeva da destra a sinistra fino a quasi mezzanotte. Staccarsi dall’ormeggio poteva essere più pericolo che restarci e abbiamo tenuto duro perché sapevamo che il vento e la risacca sarebbero diminuiti con l’avvicinarsi della notte e infatti così è stato. Il giorno dopo però ci siamo spostati immediatamente più vicino alla banchina traghetti dando l’ancora e la risacca è stata molto inferiore: il fondo si è dimostrato un buon tenitore.
Domenica 14 settembre – MylosL’intera giornata dedicata alla visita dell’isola e in particolare della Chora: un susseguirsi di strade strette tra case bianche con finestre colorate in puro stile cicladico.
La Chora si trova in alto a qualche chilometro da Adhamas e si raggiunge comodamente con gli scooter affittabili in porto. Ci fermiamo nella piazza prospiciente la chiesa da dove si gode una vista fantastica sull’intera caldera. Qui il riverbero del sole sulle case bianche, i vecchi seduti alla panchina, il ritmo lento della vita che ci circonda fa immediatamente pensare: questa è la Grecia. In effetti per quanto belle, le atmosfere delle isole ioniche non corrispondono all’immaginario della Grecia che molti di noi hanno in mente anche sotto l’influsso di film come Mediterraneo. Invece in questa Chora ci si ritrova immediatamente nel proprio mito e bisogna dare atto ai greci di avere costruito o ristrutturato le abitazione rispettando il disegno originario tant’è che anche le case nuove sembrano provenire dal passato.
Nel pomeriggio verifichiamo il meteo si internet e apprendiamo che è prevista una forte burrasca da sud per mercoledì. Purtroppo il porto di Adhamas è del tutto aperto a sud per cui ci consigliamo con altri equipaggi e chiediamo anche suggerimenti all’ormeggiatore il quale ci accompagna da uno skipper che gestisce da anni una barca da charter con base nel porto. Ci suggerisce due possibilità: o dare l’ancora presso una spiaggia di fronte ad Adhamas a un paio di miglia di distanza che dovrebbe offrire un buon di ridosso oppure lasciare il porto. Assolutamente sconsigliato rimanere all’ormeggio nella nostra posizione: solo le barche locali sono protette da sud mediante una banchina. Rapido consulto con l’equipaggio che decide di cambiare i propri piani originali e invece di tornare in Italia da Mylos decide di farlo da Santorini per non lasciare solo lo skipper. Vengono avvertiti e dirottati a Santorini, gli amici che dopo qualche giorno avrebbero dovuto imbarcarsi a Mylos.
La nuova pianificazione prevede di passare la notte in un’altra rada dell’isola e la partenza di buon mattino del giorno dopo per Santorini. Usciamo dalla caldera e costeggiamo l’isola verso la spiaggia di Firopotamos.
La rada è bellissima tra la roccia bianca a strapiombo a destra, la spiaggia di fronte e a sinistra le tipiche case dei pescatori con il ricovero delle barche chiuso da porte di legno colorate.
Acqua trasparente e calda, bagni a volontà e spaghettata. Nel pomeriggio si prosegue verso la rada di Apollonia dove passeremo la notte. Prima però andiamo a visitare Sarakiniko, un tratto di costa consigliato dal locale ufficio turistico. Ormeggiamo il più possibile vicino alla costa compatibilmente con l’altezza del fondale e una parte dell’equipaggio fa una visita alla spiaggia e a un relitto. Non ci fermiamo molto perché sta montando un po’ di vento da nord e noi siamo esposti.
Proseguiamo verso la nostra meta attraversando lo stretto tra Mylos e l’isola di Kimolos e decidiamo prima di fermarci per la notte di fare un bagno in un punto ridossato dal vento ma scapolato il capo dopo Apollonia ci troviamo in mezzo a molte navi da carico alla fonda che aspettano il loro turno per caricare del minerale da una miniera a bordo mare. Ci spostiamo ancora più a sud e ci fermiamo per un po’ in una zona non molto sicura perché piena di scogli sommersi. Ritorniamo verso Apollonia e ci prepariamo per la notte. Dobbiamo però fare 2 volte l’ormeggio perché la prima volta ostacolavamo le manovre del traghetto da Kimolos sopraggiunto in serata.
Partenza di buon ora e lunga crociera con un bel vento al traverso in direzione di Santorini. Costeggiamo prima l’isola di Poliagos e poi Folegandros. Dopo 43 miglia siamo all’ingresso Nord della caldera di Santorini. Qui l’origine vulcanica è ancora più evidente con un cratere quasi circolare e un isola centrale fatta di lava che non è altro che il tappo del condotto eruttivo.
In alto a sinistra si vedono dapprima le case bianche di Oia, quindi la Chora di Santorini che si staglia altissima sopra la scogliera a picco alla base del quale c’è una banchina dove approdano le barche turistiche locali e le scialuppe delle barche da crociera ormeggiate a delle enormi boe.
Costeggiamo la parete del vulcano navigando tra le navi da crociera e puntiamo verso l’uscita sud della caldera, per scapolare il faro e raggiungere il porto di Vichlada.
Sorpresa: il porto è diverso da come descritto sul Portolano. La parte più protetta del porto è riservata alle barche locali mentre le barche in transito devono ormeggiare a una banchina che in origine, e sul portolano, era solo un molo di protezione del porto. Al porto si accede attraverso uno stretto canale parzialmente insabbiato e perciò bisogna procedere lentamente con un occhio all’ecoscandaglio. La banchina per il transito è totalmente occupata e quindi entriamo nel bacino riservato ai locali cercando un posto. Riceviamo insistenti inviti ad andare via ma sapendo della burrasca in arrivo facciamo orecchie da mercante. L’unico ormeggio possibile è in testata a un molo larga circa 4 metri. Accostiamo ad un peschereccio per far scendere un membro dell’equipaggio che ci aiuterà da terra. Intanto sopraggiunge il comandante del porto che non sembra molto amichevole. Inizia una lunga discussione con il nostro Papa Mike che, con gesti e parole in italiano, inglese e romano, riesce a convincerlo che non ci può mandare via con la burrasca in arrivo. Alla fine riempiamo di parabordi i 4 metri di barca che saranno a contatto con la testata del molo e ci assicuriamo con cime di prua, poppa e traversino. Finalmente fermi e ridossati. Intanto il cielo si è coperto e inizia un po’ di vento ma … da nord-ovest. L’equipaggio che domani dovrà tornare in Italia si prepara a visitare Santorini “by night” mentre lo skipper aspetta a bordo la tormenta.
Mercoledì 17 settembre – Santorini
La burrasca alla fine non c’è stata. Sono arrivati 30 nodi da nord – nord-ovest e il porto è assolutamente sicuro: sarebbe stato sicuro anche Mylos e ci saremmo risparmiati tutte le riprogrammazioni di imbarchi e sbarchi. Comunque in mare è sempre meglio esagerare in prudenza piuttosto che l’opposto. La giornata non è granché bella, piove a tratti, per cui facciamo solo un giro in macchina dell’isola. Nel pomeriggio partenza per l’Italia degli amici che erano a bordo e imbarco del nuovo equipaggio che era già a Santorini in albergo. In serata visita della Chora che indubbiamente è uno spettacolo fantastico sia di giorno che con l’illuminazione serale.
Partenza di buon mattino verso le piccole cicladi. La giornata è molto bella e per tutta la mattinata non c’è vento. Navighiamo lungo il lato ovest di Santorini tenendoci a debita distanza dalla costa perché i fondali sono bassi.
La costa è piatta e poco interessante. Dopo circa 31 miglia tutte a motore, siamo in vista dell’isola di Amorgos. Attraversiamo lo stretto tra l’isola principale e l’isolotto di Gramvoussa e caliamo l’angolo nella baia di Kalotaritissa. La baia è carina ma non eccezionale. Dopo il bagno e il pranzo preparato da Paolo, ci avviamo verso Katapola, in fondo a un profondo fiordo aperto solo ad ovest.
Caliamo l’ancora e, dopo aver verificato la presa, diamo 40 metri di catena e accostiamo alla banchina. Non ci sono molte barche perché ormai siamo in bassa stagione: l’ormeggio è gratuito però si paga l’acqua chiedendola a un addetto comunale che si può chiamare anche con il cellulare ma che di solito si fa vedere nel tardo pomeriggio. Passeggiamo sul lungomare alla ricerca di un ristorante, compito affidato a Paolo che è capace di entrare nei locali e anche guardare nei piatti dei commensali per decidere il posto migliore e molte volte sceglie quelli con i “tipi strani”. Anche questa volta non si smentisce e decide per una trattoria gestita da una vecchietta con cui inizia una lunga trattativa per decidere il menù e farsi spostare un tavolino proprio in riva al mare. Scambia anche qualche parola con dei pescatori greci in qualche lingua sconosciuta ad entrambi per cercare di capire qual è il pesce più fresco. La cena è passabile, il vino pure ma l’ambientazione è straordinaria: una serata tiepida con un tramonto da cartolina e alcune barche che dondolano pigramente davanti a noi.
Venerdì 19 settembre – Amorgos
Giornata interamente dedicata alla visita dell’isola. Affittata una macchina ci muoviamo in direzione est verso Aigiali.
Si viaggia lungo tutta la dorsale dell’isola piuttosto in alto e quindi si può vedere bene tutta la costa che è molto bella.
Aigiali è un villaggio molto piccolo nato come porto di pescatori all’inizio di una baia a forma di mezzaluna con una
spiaggia bella e dall’aspetto incontaminato. Paolo e Silvia decidono di fare il bagno e escono … con il catrame ai piedi. Si compra un litro di olio di oliva e si iniziano le laboriose opere di pulizia che terminano giusto in tempo per l’ora di pranzo. Questa volta Paolo azzecca pienamente la scelta della trattoria e mangiamo delle deliziose verdure fatte a minestra e altri modi: per secondo sarde arrosto.
Intanto comincia ad alzarsi vento da nord-ovest e non avendo esperienza del luogo dove abbiamo ormeggiato torniamo a Katapola per verificare la situazione: la nostra barca è ok ma un'altra sta rifacendo l’ormeggio perché l’ancora ha spedato. Pomeriggio di riposo e cena in barca.
Oggi dobbiamo visitare il famoso monastero di Amorgos. Dopo una lunga colazione partiamo verso il monastero e dopo qualche chilometro lo scorgiamo come una macchia bianca attaccata alla parete a picco.
Per raggiungerlo è necessario percorrere una lunga scalinata in salita e giungiamo in cima con il fiatone, a parte Paolo che essendo più leggero dell’aria, levita fino in cima alla scalinata. Poco prima del termine della scalinata incontriamo un anziano greco che arranca con un secchio di pittura in mano e che ci avverte che con i pantaloncini corti non si può entrare. E qui c’è il colpo di genio dello skipper che si offre di aiutarlo e porta il secchio fino all’ingresso del monastero. L’artigiano, colpito dal gesto, apre un armadio e offre un paio di pantaloni lunghi a tutto il gruppo che così può visitare il monastero.
Dopo la visita della cappella, un monaco ci invita a sederci e ci offre un the molto aromatico e possiamo scambiare qualche parola in inglese e italiano. Silvia e lo skipper sono un po’ in apprensione perché Paolo potrebbe fare una delle sue celebri gaffe creando situazioni pericolose (in un bar spagnolo, vedendo un cameriere che imburrava abbondantemente una fetta di pane venne fuori dicendo “tanto burro in spagna”, facendo calare il gelo perché in spagnolo “burro” significa “asino”). Infatti si avventura in discorso ideologico sulla chiesa con il monaco che prontamente noi deviamo in un’altra direzione.
Salutiamo i monaci e torniamo in auto per completare l’esplorazione dell’isola e quindi torniamo in barca. Cena in una piacevole trattoria sul lungomare.
Partenza di buon mattino per Koufonissa, dove intendiamo fermarci nella baia di Pori per fare il bagno. Navigazione a motore in totale assenza di vento. Caliamo l’ancora con un mare calmo e trasparente circondati da una spiaggia di sabbia bianca molto bella: bagno e pranzo.
Partenza nel pomeriggio per Skinoussa dove intendiamo passare la notte. Lungo il percorso costeggiamo Koufonissa fino al villaggio principale e poi passiamo nello stretto tra Kato Koufonissa e Glaronisi. Finalmente, dopo aver scapolato Kato Koufonissa, un bel vento da nord ci permette di alzare le vele: costeggiamo il lato nord di Skinoussa e entriamo nella baia sul lato est dell’isola che ospita la banchina traghetti. Il posto per le barche è molto limitato (vedi foto) e infatti un paio di barche che arriveranno successivamente dovranno rimanere alla ruota. Dopo aver sistemato la barca, affrontiamo la leggera salita che ci porta alla Chora.
La Chora è molto tranquilla in questa stagione e dopo aver bevuto una birra in un piccolo bar, Paolo si scatena alla ricerca della “cena”. Torniamo in barca in tempo per assistere all’arrivo del minuscolo traghetto e alla conseguente risacca che ci fa ballare per un po’. Cena in paese e rhum in barca.
Domani dobbiamo essere a Santorini per imbarcare un altro amico, decidiamo quindi di arrivarci con comodo facendo tappa con pernottamento a Ios. Ripartiamo con comodo da Skinoussa perché dobbiamo fare solo una quindicina di miglia. Navigazione tranquilla con una leggera brezza da maestrale e dopo un paio di ore caliamo l’ancora nella baia di Manganari, sulla costa sud di Ios. Giornata di spiaggia e cena “greca” nell’unica trattoria aperta di cui siamo gli unici ospiti. Mentre ci godiamo in barca la nostra Metaxa, veniamo disturbati da un grosso peschereccio che cala l’ancora vicino a noi lasciando il diesel acceso e il ponte fortemente illuminato. Finalmente dopo un paio di ore se ne va e possiamo dormire.
Martedì 23 settembre – da Ios a Santorini
Navigata tranquilla con il vento in poppa. Riusciamo per un po’ a tenere una discreta farfalla fino a quando ci stanchiamo e riprendiamo il gran lasco affidando il timone all’automatico.
Puntiamo alla caldera di Santorini e poi al porto di Vichlada. Cerchiamo di arrivare presto per trovare posto alla banchina transiti. Ma quando arriviamo in porto si ripete la scena precedente: banchina transiti piena, entriamo nel porto pescatori con il comandante del porto che viene giù per mandarci via ma poi ci riconosce e con gesto sconsolato ci fa mettere alla solita testata del molo. Ovviamente abbiamo dovuto ripetere la solita manovra: Paolo scende a terra a prenderci le cime per evitare qualsiasi rischio di toccare barche da pesca.
La manovra è complicata dal fatto che da qualche giorno non sempre all’inserimento della marcia avanti, dopo una retromarcia, corrisponde la rotazione dell’elica. Il difetto si era già presentato in giugno e ci aveva dato non pochi fastidi nelle manovre di ormeggio. Infatti in Grecia quasi tutti gli ormeggi si fanno dando prima ancora e retrocedendo poi in banchina dopo aver verificato che l’ancora abbia agguantato: in banchina ci si lega quindi con le cime di poppa. Può succedere di dover correggere la manovra con la marcia avanti ma se questa non funziona si rischia di urtare le altre barche. Il problema era stato risolto dal concessionario Volvo di Lefkada con la sostituzione di alcuni ingranaggi dell’invertitore ma il difetto si stava ripresentando. Per questo quando siamo in un porto giriamo in tondo con la marcia inserita fino a quando non possiamo accostare e la manovra deve riuscire al primo tentativo: anche questa volta ce l’abbiamo fatta.
Andiamo in aeroporto a prendere Giuseppe, facciamo cambusa per il resto della crociera che prevede il ritorno in Italia, e ci prepariamo per la cena da Filappas e dopocena a Santorini. Rivedere Santorini di sera è sempre un grandissimo spettacolo a condizione di non farne parte: bisogna mettersi in un punto panoramico e guardare la città a picco sul mare nero evitando per quanto possibile di camminare nella calca. Vi sono troppi negozi, specialmente gioiellerie, e troppa paccottiglia in vendita uguale a quella che potreste comprare sulle spiagge italiane dai venditori ambulanti.
Sveglia di buon mattino perché ci attendono quasi 50 miglia fino a Naxos. Costeggiamo la costa est di Santorini e mettiamo prua su Iraklia dove contiamo di fermarci a fare il bagno e pranzare.
Abbiamo una leggera brezza in prua e quindi navighiamo a motore. All’altezza di Ios, il vento comincia a crescere così come il mare costringendoci a fare un po’ di bolina per non sbattere troppo. Entriamo finalmente nella baia che intaglia il lato ovest di Iraklia e troviamo un’oasi di pace. Mentre ci stiamo gustando una meritata spaghettata sentiamo dei rumori come di tuffi. Ci guardiamo in giro ma non c’è assolutamente nessuno quando all’improvviso scorgiamo una sagoma scura che salta all’imboccatura della baia: all’inizio non riusciamo a capire cosa sia ma poi guardando con il cannocchiale scopriamo che si tratta di una foca. Incredibile, pensavamo che nelle isole del mediterraneo non c’è ne fossero più.
Intanto la foca continua tranquillamente a pescare avvicinandosi e facendosi ammirare mentre continua a tuffarsi e rituffarsi. Ma quando ci avviciniamo a remi con il tender, si immerge per non più comparire. Evidentemente la caletta è pochissimo frequentata e le foche possono vivere in pace. Salpiamo l’ancora e ci dirigiamo attraverso lo stretto tra Iraklia e l’isolotto che gli sta di fronte. All’interno dello stretto, le onde sono ripide e bisogna lavorare di timone per salirci sopra e scendere ma per fortuna subito dopo sono un po’ meno alte: comunque non è possibile puntare direttamente al porto di Naxos ma è meglio cercare il ridosso dell’isola e poi navigare sotto costa. Intanto anche il sole è stato coperto dalle nuvole e la temperatura è scesa. Dopo quasi 4 ore di navigazione scomoda sempre con il vento e il mare in prua, finalmente arriviamo in porto. Per fortuna c’è posto perché le condizione del mare continuano a peggiorare. In serata andiamo a visitare la Chora, bella con anche un castello ben conservato in cima alla collina.
Giornata di relax a Naxos. La giornata è soleggiata con vento teso. Facciamo il pieno di carburante, cambiamo la bombola del gas e poi andiamo in giro per la cittadina, famosa per i formaggi, e ne compriamo qualcuno in una vecchia bottega molto tradizionale. Ritorniamo a visitare la Chora di giorno e ci abbandoniamo alla pigrizia in uno dei bar del lungomare. In pratica tutta la giornata dedicata all’ozio.
Giovedì 26 settembre – da Naxos a Paros
Siamo indecisi se partire o meno. Il vento è teso e ci sono le crestine bianche sulle onde che però non sono alte perché non c’è sufficiente fetch. Giuseppe che deve accompagnare lo skipper fino in Italia non può stare via più di due settimane.
Nel primo pomeriggio decidiamo di partire anche per fare una bella veleggiata. Usciamo dal porto, alziamo tutte le vele e facciamo una magnifica corsa con il vento di bolina verso Paros.
Tutto ok fino a quando non dobbiamo scapolare capo evriokastro. Davanti al capo ci sono diversi scogli e anche un isolotto. Aggirare il tutto comporrebbe un tragitto più lungo con onde alte e vento teso, mentre passare tra il capo e l’isolotto comporta un tratto più breve tra onde un po’ più alte. Decidiamo per quest’ultima opzione dopo aver verificato per l’ennesima volta l’esistenza di fondali adeguati. Raccogliamo il fiocco e prendiamo una mano alla randa per limitare il rollio. Il passaggio è impressionante tra onde che si infrangono sugli scogli e spruzzi bianchi di acqua. A metà passaggio scorgiamo un’altra barca che sta facendo la stessa strada in senso opposto: speriamo che i due skipper si intendano su come incrociare perché non c’è molto spazio. Noi accostiamo leggermente a sinistra per permettere all’altra barca di passarci a prua: l’altro skipper capisce e allarga leggermente alla sua sinistra così ci sfila in prua a distanza di sicurezza prima di accostare decisamente a destra. Ora le onde sono meno alte perché siamo parzialmente ridossati dall’isolotto di Gaidouronisi. Dirigiamo tra l’isolotto e Paros per entrare nella baia di Naoussa. Ma lasciato il ridosso le onde tornano alte e l’ultima di una sequenza ci traversa per fortuna senza conseguenze. Entriamo nella baia dirigendoci verso il lato ovest (baia del monastero) dove regna la calma più totale: ridosso perfetto come preannunciato dallo skipper che ci era già stato qualche anno prima con l’egeo in burrasca. Lo skipper aveva anche allettato l’equipaggio descrivendo un fantastico ristorante che però non esiste più salvo alcune strutture un muratura: non si capisce se le verande in legno siano state smontate per l’inverno o se il ristorante ha chiuso definitivamente i battenti. Comunque rimane la bellezza della baia e il monastero da visitare.
Ormeggiando in questa baia bisogna stare molto attenti ai bassi fondali sul lato sud.
Partenza verso Sifnos che dista circa 35 miglia. Fino a quando navighiamo sottocosta riusciamo a tenere su le vele ma allontanandoci da Paros il vento cala del tutto. La nostra destinazione è Kamares, porticciolo dell’isola, che si trova sulla costa ovest. La giornata è molto bella e calda e dopo circa 5 ore caliamo l’ancora al centro della baia. Abbiamo deciso di fare il bagno e mangiare qualcosa prima di ormeggiare in banchina. La banchina è protetta da un lungo molo dove ormeggia il traghetto e purtroppo durante il nostro soggiorno ospitava anche una rumorosa nave cementiera per fortuna sottovento rispetto a noi.
Il villaggio è molto tranquillo e le trattorie sono ancora abbastanza tradizionali. Nel complesso ci è piaciuta molto l’atmosfera e la scarsa presenza di turisti. Volendo in banchina si può avere l’acqua.
Partiamo con comodo e puntiamo direttamente a Livadi, porto dell’isola; le miglia da fare sono solo 12. All’ingresso della baia ci fermiamo presso la spiaggia di karavi per goderci un po’ di mare: la temperatura dell’acqua è ancora gradevole e il sole è caldo.
Nel pomeriggio ormeggiamo nel porto con la prua rivolta a nord e ci accingiamo a salire verso la Chora. Dopo qualche centinaio di metri inizia una lunga scalinata che porta su in cima. La salita è ardua ma ne vale la pena. La vista dalla collina è superba e la Chora è deliziosa con le sue stradine strette che improvvisamente sfociano in piazzette minuscole circondate da case bianche immacolate.
Saliamo fino al punto più alto, occupato ovviamente da una chiesa dove sta per iniziare uno sposalizio. Le donne sono tutte elegantissime e in lungo e gli uomini in giacca e cravatta: tutti ansimanti per la salita e il caldo. Noi attraversiamo la calca con le nostre ciabatte e ci immergiamo nuovamente nella Chora prima di iniziare la lunga discesa verso il porto. Aperitivo a bordo e ottima cena a base di pesce sul lungomare. Domani si va a Kitnos, ultima isola dell’Egeo per quest’anno.
Oggi facciamo 25 miglia con destinazione la baia di Kolones. Il cielo è velato e una leggera brezza ci permette di alzare le vela aiutandoci però con il motore. La baia di Kolones è divisa in due da una sottile striscia di sabbia e permette quindi di calare l’ancora a ovest o a est a seconda del vento. Noi abbiamo un leggero maestrale e quindi ci mettiamo a ovest con l’idea di fare il bagno e poi entrare nel porto di Meriches che dista meno di 2 miglia.
Ormeggiamo, visitiamo il villaggio, compriamo del cibo e poi scappiamo via perché nel molo principale è ferma una nave militare che ha intenzione di passare tutta la notte con il diesel acceso e fa un gran baccano. Ritorniamo a Kolones, caliamo l’ancora e puntiamo verso una costruzione che ha tutta l’aria di un ristorante rustico. Infatti, si può mangiare ma il pesce ci sembra vecchio e puntiamo sulla carne alla brace. Anche altri due equipaggi delle barche in rada si trovano in questa trattoria e scambiamo qualche battuta con tedeschi e greci. Il cibo è dignitoso, bella la vista e romantica l’atmosfera.
Oggi abbandoniamo l’Egeo per entrare nel Golfo di Saronico: ormai siamo sulla via di casa ed entro il 10 ottobre dobbiamo essere a Vieste. La destinazione odierna è Poros, isola separata dal Peloponneso da uno stretto braccio di mare, a circa 45 miglia di distanza. Partiamo di buon mattino a motore per totale assenza di vento e durante la navigazione prima possiamo alzare le vele, pur con l’aiuto del motore, e dopo possiamo anche spegnerlo per le ultime 15 miglia. Facciamo il bagno e il pranzo in una piccola baia sulla costa e poi attracchiamo al capoluogo dell’isola con lo stesso nome. Il posto è molto carino con la cittadina alle spalle e il panorama del Peloponneso e il villaggio di Galatas di fronte.
Solo più tardi ci rendiamo conto che abbiamo attraccato in un posto sconsigliato dal portolano a causa di alcuni bar con musica che si trovano lungo la via. Per fortuna siamo fuori stagione e a mezzanotte la musica finisce.
Ceniamo molto bene in un ristorante non molto lontano gestito da una coppia internazionale: lei francese e lui greco e pescatore. Si mangia solo il pesce pescato direttamente.
Partiamo per Aegina da dove Paolo e Silvia partiranno prima verso Atene e quindi in aereo a Milano.
Costeggiamo tutta la città per attraversare lo stretto che più a Ovest separa Poros dal Peloponneso.
Vento assente e quindi navigazione a motore.
Siamo molto in anticipo per cui gironzoliamo fra le isolette di fronte a Aegina per trovare un bel posto dove fare il bagno. Probabilmente a causa di un gioco di correnti, il mare si presenta pieno di detriti e plastiche varie e fatichiamo non poco per trovare il posto giusto anche perché gli isolotti sono circondati da fondali molto bassi e si rischia di toccare.
Alla fine diamo ancora a un centinaio di metri dalla costa in poco più di 2 metri di fondale.
Nel pomeriggio entriamo nel porto di Aegina. Lo spazio di manovra non è molto, c’è parecchio vento, laterale rispetto agli ormeggi, e noi abbiamo il solito problema all’invertitore. Subito a destra entrando c’è un posto un po’ stretto e quindi a maggior ragione la manovra deve riuscire al primo colpo. Mettiamo i parabordi, giù l’ancora e poi retromarcia adatta a compensare il vento: per fortuna imbrocchiamo perfettamente lo spazio libero che allarghiamo un po’ parabordo contro parabordo.
Dobbiamo mantenerci abbastanza discosti dalla banchina, circa 2 metri, altrimenti con la bassa marea il timone toccherebbe il fondo.
Per la cena Paolo scova un posto dei suoi all’interno del mercato del pesce. Qui diverse minuscole trattorie hanno allestito dei tavolini e si mangia con vista sul mercato. Il pesce è buono e l’atmosfera è molto bohemienne.
In mattinata Paolo e Silvia partono con il traghetto alla volta di Atene e noi passiamo il resto della giornata esplorando la cittadina e occupandoci dei rifornimenti della barca.
Partenza di buon mattino per il Canale di Corinto che dista circa 22 miglia. Man mano che ci avviciniamo al canale aumenta il vento in prua che poi però cessa del tutto quando comincia a farsi sentire il ridosso della terra ferma. La manovra di ormeggio alla banchina degli uffici del canale non presenta difficoltà. Paghiamo 250 euro per i diritti di passaggio e aspettiamo il via libera dato con il semaforo verde.
Dopo mezzora ci sfilano davanti provenendo dall’altra parte, qualche barca a vela e un battello turistico, poi si accende il verde e possiamo andare. Siamo i primi della fila e procediamo alla velocità consentita tra le pareti verticali mentre siamo bersagliati dai flash dei turisti che si trovano sul ponte stradale. Quasi alla fine del canale ci accorgiamo in lontananza che il canale è sbarrato da una strada su cui stanno passando delle auto e stiamo cominciando a pensare cosa fare quando il flusso automobilistico si arresta e la strada … si inabissa. Verremo a sapere dopo che ci sono persone che aspettano il riemergere della strada per … pescare: infatti molte volte la strada è cosparsa di pesci. Subito a sinistra dell’uscita del canale c’è il porto di Corinto dove andiamo a ormeggiare. Ormeggiamo con molto cautela perché il difetto all’invertitore si è acuito e adesso il 90% delle volte l’elica non gira innestando la marcia avanti dopo aver effettuato una retro. Sia il porticciolo che Corinto sono abbastanza bruttini e ci ripromettiamo una prossima volta di tirare dritto.
Partiamo da Corinto con l’obbiettivo di raggiungere l’isola di Trizonia, quasi alla fine del golfo di Corinto e dopo 46 miglia di navigazione.
C’è un vento teso da Ovest e un mare che si sta ingrossando. Facciamo un po’ di bolina a motore per non sbattere troppo ma dopo aver percorso circa 18 miglia della nostra rotta dobbiamo arrenderci e puntare al primo ridosso possibile. Sulla nostra sinistra c’è il porto di Kiato e noi riusciamo ad entrarci prima che le condizioni meteo peggiorino ulteriormente. Le possibilità di attracco sono 2: o all’inglese al molo di protezione prendendo il vento lateralmente o all’inglese al molo di carico dei traghetti prendendo il vento leggermente a sinistra della prua. Sui moli non c’è anima viva, noi siamo solo in due e non ci fidiamo ad accostare senza assistenza da terra perché se sbagliamo qualcosa senza la possibilità di rimettere la marcia in avanti, rischiamo grosso: il vento ha raggiunto ormai i 35 nodi all’interno del porto.
Continuiamo a girare in tondo sempre con la marcia inserita. Finalmente vicino al molo traghetti si affacciano due pescatori che dopo aver rinforzato gli ormeggi della propria barca, ci fanno capire che sono disponibili a prendere le nostre cime. Predisponiamo i parabordi e con grande prudenza ci prepariamo per l’attracco. Sta andando tutto bene quando al pescatore sfugge la cima di prua, la barca prende vento e si allontana con la prua dalla banchina. Per fortuna da terra riescono a riprendere la cima e utilizzando la retro per allontanare la poppa dalla banchina riusciamo a salvare la manovra: ovviamente i tentativi di andare avanti con il motore non hanno funzionato. Tiriamo un grosso sospiro di sollievo: finalmente a terra. Il mare è sempre più grosso e le onde scavalcano il molo di protezione bagnando con spruzzi una barca che è lì ormeggiata. Nel resto della giornata arriveremo a misurare 45 nodi di vento nel porto.
La burrasca continua e non c’è nessuna possibilità di lasciare il porto. Facciamo un giro per la cittadina che è abbastanza banale. Troviamo un internet point per vedere le previsioni: è previsto un calo del vento per l’indomani.
Domenica 6 ottobre – da Kiato a Mesolongi
Oggi dobbiamo fare più miglia possibile pertanto decidiamo di saltare Trizonia e puntare a uscire sia dal Golfo di Corinto che da quello di Patrasso. Sfogliando il portolano ci incuriosisce la località di Mesolongi, a 70 miglia di distanza dal nostro punto di partenza, che si trova alla fine di un canale dragato. Navighiamo sempre a motore e all’inizio anche con vento contrario ma poi il vento sparisce e il mare si calma del tutto.
Passiamo sotto lo spettacolare ponte della nuova autostrada che unisce Patrasso alla terraferma e quasi al tramonto imbocchiamo il canale dragato. Nelle ultime miglia abbiamo navigato con fondali bassi e un occhio costante all’ecoscandaglio. Ai lati del canale si estende la laguna con diversi capanni di pescatori e alla fine del canale c’è un vero e proprio porto con tantissimo spazio a disposizione. Ormeggiamo all’inglese e facciamo una lunga passeggiata dopo esserci cosparsi abbondantemente di spray antizanzare: gli insetti però sono molto meno del temuto e qualche ora dopo il tramonto sembrano sparire del tutto.
Comunque sulla nostra barca ogni cabina ha un oblo con la zanzariera. Di fronte alla barca c’è un chiosco con le patatine fritte e dopo un mese di “mangiar sano” non resistiamo al richiamo dei grassi.
Partiamo di buon mattino e dopo poche miglia entriamo nell’arcipelago delle isole Ionie. L’atmosfera è molto diversa da quella estiva: ci sono pochissime barche e c’è calma e quiete dappertutto. Niente vento e quindi navigazione a motore verso Lefkada dove abbiamo intenzione di fermarci la notte. Non abbiamo voglia di fare il bagno e quindi tiriamo dritto verso la nostra destinazione dove arriviamo nel primo pomeriggio. Andiamo subito in un bar con internet wireless per il meteo e qui ci aspettano brutte notizie. Il tempo sarà passabile per due giorni e poi sul canale di Otranto si scatenerà la burrasca. Quindi o in due giorni si arriva a Vieste oppure si rimane bloccati in Grecia per qualche tempo. Dopo un rapido consulto decidiamo di partire: abbiamo mezzora di tempo per fare cambusa in attesa dell’orario di apertura del ponte stradale che unisce Lefkada alla terraferma e che ogni ora si apre per fare passare le barche. Facciamo anche il pieno di carburante e partiamo. Il piano è di navigare l’intera notte e di fermarci a Brindisi a riposare. Abbiamo deciso anche di lasciare Corfù a Est per guadagnare tempo. All’uscita del canale di Lefkada c’è un bel vento da est che ci permette finalmente di navigare a vela fino a poco dopo il tramonto poi il vento cala del tutto. Lasciamo a Est anche l’isola di Paxos e verso mezzanotte abbiamo Corfù alla nostra destra.
La navigazione notturna avviene tutta a motore. Nel bel mezzo della notte ci accorgiamo di una luce che ci segue mantenendo sempre la stessa distanza. Non riusciamo a capire di cosa si tratta ma sembra essere una grossa nave e cominciamo a tenerla sotto controllo. Dopo parecchie miglia la luce sembra puntare direttamente sulla nostra barca e noi preoccupati ci apprestiamo a cambiare rotta temendo che non ci abbia visto. Improvvisamente un potente faro sciabola sul mare e noi ci rendiamo conto che si tratta di una nave militare di pattuglia in una zona di mare che non è molto lontana dall’Albania. Dopo averci illuminato probabilmente per pochi secondo che a noi sono sembrato molto lunghi, la nave vira a sinistra, ci supera e poi punta nettamente verso la costa settentrionale di Corfù. Noi proseguiamo con direzione Brindisi. Con l’alba monta anche il vento da maestrale e di conseguenza anche il mare: diventa impossibile tenere la rotta su Brindisi perché si sbatte troppo. Puntiamo prima su Otranto e poi addirittura su Leuca. Ma mano che ci si avvicina alla costa italiana si può nuovamente puntare su Otranto e poi tenendosi sotto costa puntare si Brindisi. Intanto anche il vento è calato e poco prima del tramonto siamo in vista della centrale di Cerano. Qui peschiamo un paio di saraghi e assistiamo alle evoluzioni di elicottero militare che probabilmente sta simulando l’abbordaggio di una barca. In serata attracchiamo al pontile del gasolio del porto turistico di Brindisi. Facciamo rifornimento, aspettiamo un amico che rifornisce noi di squisite mozzarelle e altri generi di conforto e ripartiamo verso Vieste.
I luoghi sulla costa ci sono molto famigliari: riconosciamo le luci di Ostuni, il faro di Torre Canne, le luci della Selva di Fasano e il porto di Monopoli.
In piena notte siamo di fronte a Bari. Abbiamo vento contrario, mare corto e nervoso, una forte corrente contraria. Con il motore a 2000 giri avanziamo molto a fatica. Abbiamo la prua su Vieste e Bari sembra non terminare mai. Le onde intanto diventano più alte: modifichiamo la rotta e puntiamo su Barletta – Trani. Finalmente acquistiamo un po’ di velocità anche se non nella nostra direzione. L’alba ci vede ancora combattere contro il vento e il mare tenendoci all’interno del golfo di Manfredonia al limite del ridosso della penisola del Gargano. Siamo spossati dalla fatica e non vediamo l’ora di mettere i piedi a terra. Finalmente avvistiamo la Testa del Gargano che superiamo e tenendoci nel ridosso di Vieste scapoliamo il faro e alle 11 entriamo in porto. Per quest’anno abbiamo navigato abbastanza.