luglio 20, 2020

Ciclovia Adriatico-Ionio: 4) Matera-Sibari







</p> <h1>da Matera ai laghi di Sibari</h1> <p>

Matera laghi di Sibari

Superato il cimitero di Matera sbuchiamo sulla statale che percorriamo per pochi metri: poco prima della rotonda puntiamo la banchina sull’altro lato della strada dove inizia la ciclabile che ci porterà in alto nella città. In cima alla salita la ciclabile termina e proseguiamo tra strade anonime fino ai Sassi.

Matera

Scendiamo verso la gravina

Matera

che costeggiamo fino alla chiesa di San Pietro Caveoso.

Matera

Risaliamo per il Sasso Caveoso e, al culmine della salita, prendiamo a sinistra un senso vietato per evitare il traffico veicolare. Un ultimo sguardo alla gola dove scorre il torrente Gravina

Matera

e usciamo da Matera. Per scendere a valle abbiamo scelto di percorrere la strada “sinistra Bradano” l’unica con scarsissimo traffico veicolare. Purtroppo, giunti a valle, è impossibile evitare di percorrere qualche chilometro sulla statale ionica a causa dell’assenza di ponti alternativi per scavalcare contemporaneamente ferrovia e fiume Basento. Cominciamo la discesa attraversando un quartiere residenziale e poi lungo la provinciale 3.

Matera

Al termine della discesa facciamo una piccola deviazione per vedere il torrente Gravina

Matera

e poi torniamo sui nostri passi riprendendo la provinciale. Pedaliamo su una strada senza traffico in mezzo ai campi di grano.

Montescaglioso

Montescaglioso

Montescaglioso

Sulla sinistra, in lontananza abbarbicato su una rupe, si staglia Montescaglioso.

Montescaglioso

Man mano che scendiamo a valle, il paesaggio cambia e il grano comincia a essere sostituito dall’ulivo e da frutteti.

Montescaglioso

Tiriamo diritto all’incrocio sotto

Montescaglioso

e percorriamo ancora qualche chilometro in un paesaggio piacevole.

Montescaglioso

Ormai siamo in pianura, ancora qualche chilometro sulla strada secondaria e siamo alla micidiale statale ionica: per ora la costeggiamo grazie alle complanari passando da un lato all’altro. Ci fermiamo a fotografare il tempio greco di Metaponto

Metaponto

e, sempre con la complanare, arriviamo alla bradanica. Breve tratto su questa strada trafficata per sottopassare la ionica e prendere la complanare dal lato opposto. Ancora un chilometro su questa complanare e poi, al primo ponte, non abbiamo alternativa: dobbiamo fare 3 chilometri sulla carreggiata principale della statale, unico modo per scavalcare ferrovia e fiume Basento. Per fortuna la banchina è larga. Superiamo la confluenza della basentana e usciamo alla svincolo successivo. Siamo sulla “destra Basento” e prendiamo la prima a sinistra

San Teodoro

per San Teodoro: strada pochissimo trafficata. Superiamo una masseria abbandonata

San Teodoro

e continuiamo fino alla fine della strada. Qui dobbiamo girare a sinistra per tornare sulle complanari della statale ionica fino a Scanzano Ionico dove entriamo in paese verso il palazzo baronale.

Scanzano Ionico

Lo costeggiamo e sbuchiamo nel minuscolo centro storico del paese.

Scanzano Ionico

Qui sono state girate le scene finali di “Basilicata coast to cost”.

Scanzano Ionico

Riprendiamo la complanare della statale ionica e la seguiamo fino a una rotonda dove seguiamo l’indicazione Reggio Calabria. Purtroppo non c’è nessuna strada secondaria che superi il fiume Agri e quindi dobbiamo percorrere 1,7 chilometri sulla statale ionica. Usciamo al distributore che ci permette di rientrare nella viabilità normale. Andiamo verso Policoro e prendiamo il sottopasso con l’indicazione Torre Mozza. Superiamo il passaggio a livello e dopo qualche chilometro siamo in vista del complesso di Marinagri: il custode ci permette di visitarlo.

Marinagri, Policoro

Marinagri, Policoro

Marinagri, Policoro

Marinagri, Policoro

Dopo la deviazione di Marinagri usciamo a sinistra verso il mare dove prendiamo a destra una bella ciclopedonale.

Bosco Pantano, Policoro

Quando sbuchiamo sull’asfalto, prendiamo a sinistra per salire sul lungomare.

Bosco Pantano, Policoro

Si prosegue sul lungomare per circa 1,5 chilometri

Bosco Pantano, Policoro

Bosco Pantano, Policoro

e al termine si scende a destra per riprendere la ciclopedonale nel bosco.

Bosco Pantano, Policoro

Qui sono state girate altre scene del film “Basilicata cost to cost” di Rocco Papaleo. Al termine, giriamo a destra sull’asfalto per tornare verso la ionica. Purtroppo la città di Policoro è prigioniera della statale e non si può né entrare né uscire senza percorrerne la carreggiata principale. Prendiamo la complanare a sinistra fino al fiume Sinni: per scavalcarlo entriamo sulla ionica per 500 metri uscendo appena possibile. Passiamo sulla complanare davanti al Centro ricerche Trisaia e rientriamo sulla ionica per ancora 500 metri: appena possibile usciamo e seguiamo le indicazioni per le “marine”. In vista delle “marine” la strada piega a destra, superiamo un ponticello su una bonifica, e prendiamo il primo viale alberato a sinistra

Marina di Nova Siri

che ci porta su un lungomare ciclopedonale.

Marina di Nova Siri

Siamo a Marina di Nova Siri. Alla fine del lungomare, scendiamo sulla spiaggia e seguiamo il sentiero nella foto sotto.

Marina di Nova Siri

Da questo punto, e per un lungo tratto, faremo sentieri impraticabili con piogge recenti sia perché soggetti a fango sia perché si attraversano fiumare soggette a inondazioni. Infatti, alla fine del sentiero abbiamo la prima fiumara.

Marina di Nova Siri

La attraversiamo e notiamo il cartello di pericolo (entrambe le foto in direzione opposta a quella di marcia).

Marina di Nova Siri

Dopo la fiumara pedaliamo su una strada vicinale con i cartelli di ciclabile.

Marina di Nova Siri

La strada costeggia la ferrovia per un po’ e poi punta al mare dove la pavimentazione diventa prima sterrato e poi sabbia dura.

Marina di Rocca Imperiale

Siamo a Marina di Rocca Imperiale. Attraversiamo il torrente Canna in secca

Marina di Rocca Imperiale

e poi incontriamo un tratto di ciclabile vera sul lungomare.

Marina di Rocca Imperiale

Alla fine della ciclabile, imbocchiamo lo sterrato a sinistra e continuiamo lungo il mare.

Marina di Rocca Imperiale

Attraversiamo una piccola fiumara

Marina di Rocca Imperiale

e pedaliamo fino a un campeggio dove troviamo l’asfalto. Alla fine dell’asfalto lungomare un bivio:

Marina di Rocca Imperiale

a destra si sale sulla complanare della ionica, diritto si prosegue su uno sterrato molto pietroso. Poiché sono almeno 2 settimane che non piove, proseguiamo diritto.

Marina di Rocca Imperiale

Incontriamo una piccola pineta

Marina di Rocca Imperiale

e poi l’ultima possibilità di salire sulla complanare. L’alternativa è una spiaggia di sassi. Ci infiliamo nel sentiero che si intravede sotto il ponte a sinistra

Marina di Rocca Imperiale

e raggiungiamo la complanare panoramica verso Marina di Montegiordano.

Marina di Montegiordano

Entriamo nell’abitato al culmine di una salitina e prendiamo la prima a sinistra nella discesa. Con un sottopasso ferroviario

Montegiordano

si arriva al lungomare di Montegiordano.

Marina di Montegiordano

Facciamo l’intero lungomare su ciclabile e/o strada e alla fine rientriamo verso l’interno per superare una fiumara con un ponte stradale. Dopo circa un chilometro di ex-statale prendiamo la complanare dell’attuale statale ionica: la complanare è più alta della carreggiata principale e offre una bella vista sulla costa.

Roseto Capo Spulico

Alla fine della complanare bisogna percorrere l’unica carreggiata trafficata della vecchia ionica per 1,2 chilometri, prima di poterla abbandonare a sinistra in prossimità del Castello medievale di Federico Barbarossa, diventato ora un ristorante.

Roseto Capo Spulico

Siamo sul lungomare della marina di Roseto Capo Spulico con una bella vista sul golfo di Taranto e la spiaggia di sassi.

Roseto Capo Spulico

Il lungomare termina nei pressi dello stadio alle cui spalle c’è l’ennesima fiumara: si poteva passare a piedi ma sporcandosi di fango; abbiamo preferito fare il ponte della statale 106 anche se molto trafficata. Dopo un chilometro di statale siamo tornati al mare in corrispondenza della torre Spulico.

Torre Spulico

Ora abbiamo un lungo sterrato pietroso fino a Marina di Amendolara

Marina di Amendolara

Marina di Amendolara

con qualche passaggio a rischio fango successivamente a piogge.

Marina di Amendolara

A Marina di Amendolara troviamo l’asfalto

Marina di Amendolara

Marina di Amendolara

che termina in prossimità della fiumara che questa volta è attraversabile facilmente.

Marina di Amendolara

Oltre la fiumara sembra iniziare un invitante sterrato

Marina di Amendolara

che purtroppo si interrompe quasi subito e ci tocca tornare sulla statale per attraversare il torrente Avena. Dopo il ponte ritorniamo al mare in territorio di Trebisacce.

Trebisacce

Costeggiamo il mare su uno sterrato pietroso,

Trebisacce

attraversiamo lo sbocco di un canale,

Trebisacce

e continuiamo sullo sterrato.

Trebisacce

Dopo un’altra fiumare inizia il lungomare asfaltato di Trebisacce.

Trebisacce

Compatibilmente con la presenza di pedoni, si può pedalare sul marciapiede con vista sulla spiaggia pietrosa “inclinata”.

Trebisacce

Alla fine del lungomare di Trebisacce, bisogna tornare sulla provinciale per superare tre fiumare di fila. La strada è stretta e con un po’ di traffico ma non ci sono alternative. Dopo 3,3 chilometri si può tornare sulla costa di Villapiana Lido facendo un sottopasso sulla corsia pedonale. Qui abbiamo di nuovo lo sterrato

Villapiana Lido

ma questa volta con bei tratti all’ombra.

Villapiana Lido

Con l’inizio dell’asfalto inizia anche un tratto di ciclabile

Villapiana Lido

che ci permette di superare un senso unico opposto e ci porta su uno sterrato sabbioso tra spiaggia e bosco.

Villapiana Lido

Questo è uno dei tratti più belli dell’itinerario.

Villapiana Lido

Alla fine bisogna o rientrare sulla trafficata provinciale o fare circa 300 metri a piedi sulla sabbia per superare un canale nella parte secca.

Villapiana Lido

Noi scegliamo questa opzione e dall’altra parte troviamo prima uno sterrato e poi un pezzo di ciclabile.

Villapiana Lido

Riusciamo a percorrere ancora un chilometro sulla costa e poi dobbiamo per forza rientrare sulla provinciale. Dopo 3 chilometri dobbiamo addirittura andare per 1,5 chilometri sulla trafficatissima statale ionica per superare la ferrovia e andare verso il mare: per fortuna la ionica è larga e con una banchina molto larga. Usciamo subito dopo il ponte ferroviario e torniamo sulla costa. Qui troviamo la sorpresa del ponte ciclopedonale rotto.

Laghi di Sibari

Per fortuna è rotto a metà e qualcuno a forzato il passaggio. Con grande cautela passiamo dall’altra parte per pedalare su una ciclabile affianco alla spiaggia.

Laghi di Sibari

Alla fine della ciclabile finiamo su un sentiero sabbioso nel bosco: prima sabbia abbastanza dura,

Laghi di Sibari

poi sabbia più morbida su cui galleggiare senza fermarsi.

Laghi di Sibari

Dopo un chilometro di sentiero si incontra una recinzione

Laghi di Sibari

alla fine della quale bisogna girare a destra per raggiungere l’asfalto. Qui prendiamo a sinistra e costeggiando i canali della bonifica raggiungiamo la spiaggia.

Laghi di Sibari

Laghi di Sibari